AS HIMSELF

La mia foto
Roma, Italy
He was born in a lazy tuesday.Just purple flowers around his cradle.Silence and purple flowers.The ancient Fathers whisper their secrets in his ears, before he went away, stolen by the wind, blessed by the moon."You are a travelling man" they said him.The roads of his life were just placed in the other side of our world, but when he became a man he felt the emptiness of the desert,and the acrid smell of the asphalt from the streets of the unknown. So he began writing poetry, singing against the night walls, searching for his home, taking his bag. He was a travelling man. And that's just a chosen destiny tale.

sabato 17 gennaio 2009

Bambini ad Azoto

E' bello avere una casa. Un luogo una dimora, qualcosa dove poter tornare e trovarci un letto. Finalmente avevamo dei soldi. I bambini sin dalla più tenera delle età si costruiscono dei nascondigli, delle tane, delle basi, anche dentro la casa dove vivono, perchè gli occorre un posto dove rifugiarsi, un posto tutto loro. Crescendo gli uomini non possono più nascondersi, così si costruiscono delle case, o comprano delle villette, ma la vita alla luce del sole è sempre faticosa e, a volte, col fare della notte, non è raro che qualcuno cominci a ricercare quel suo nascondiglio e lo trovi effettivamente, in un bagno di una stazione, in un motel, dietro un albero, dietro le proprie mani. Perchè il mondo non vuole proprio accettarlo che i bambini sono una risorsa esauribile, molto più fragile, costosa, fondamentale del petrolio. Così viene stabilito ed assegnato un ruolo piuttosto che un luogo e i bambini crescono, lentamente, disperatamente, crescono. Quando vidi "Hook" ero spaventato nel vedere Wendy così vecchia e Peter Pan così grasso, e quanto ho riso quando le ciotole si riempivano davvero solo con l'immaginazione.
Ci vorrebbero più pensieri felici? Non lo so, bisognerebbe cominciare dai pensieri innanzitutto, ai pensieri dei bambini, a fargli credere che gli aerei di carta volino sul serio così che poi ci possano insegnare che ogni persona che smette di credere alle fate ne fa appassire la luce vitale. Ad ogni modo io ero fuggito dal mio ruolo assegnato ed ora avevo il mio posto.
Ci erano voluti tempo, soldi e qualche marchetta, tralasciando i furti, ma ora la città era plumbea, il cielo incrostato di grigio a lamine rigonfie guardava scontroso i tetti della città, le antenne, gli alberi in lontanza e tutto sembrava stesse accadendo sul mio balcone, animato dal fumo di una buona Camel.
Click.
- A che pensi?
- Niente...
- Etienne, il pensieroso, ti si addice sai? Ti chiamerò così
- Mi hai fatto una foto?
- certo
- Senza permesso...
- Chiaramente
- ...
- Usciamo un pò, sta per fare notte, è un momento fantastico per fare delle foto
- Finisco la sigaretta e usciamo
- Non puoi fumare camminando?
- E' un vizio, Armand
- Ha bisogno della sua ritualità...
- Sì, ha bisogno di essere viziato

Adoro il crepuscolo, specie nelle giornate grigie che gridano al mondo di prepararsi alla pioggia, perchè a quest'ora il grigio prende le tinte del bluastro, dell'azzurro, dell'etereo e questa dura sporca terra sembra un palco per pochi intimi. Guardo Etienne, lo sguardo nero a guardare il nero. Una donna sta innaffiando dei fiori, sul balcone di fronte al nostro, il marito la picchia, se ne possono sentire i rumori battenti la notte quando torna in casa. Al piano di sotto una giovane pianista suona "Per Elisa". Delizioso. L'ho incontrata spesso la notte al parco, non ci salutiamo mai, è molto professionale sul lavoro. La signora che ci ha affitato la camera ha dei tratti arabi, ha tre figlie femmine, il marito è scomparso, probabilmente morto ammazzato, ancor più probabilmente scappato con un'altra. Sta tutto il giorno a lavare, pulire, spolverare, dare chiavi, imboccare e a tenere nelle sue mani, mani infinitamente più piccole, ansiose di imparare a scrivere e giocare con le bambole. Mi accosto ad Etienne, sul balcone, la vedo che esce con le bambine che si aggrovigliano alle sue braccia come gli uccellini che si avventano contro il becco della madre, quando riporta un verme a casa. Avvolta in uno scialle, sta andando al Bistros de la Ville, dove propone delle esibizioni basate sulla grande cantante Edith Piaf. Una volta andai a vederla: è gloriosa. Lei emana luce la notte.
Gringoire Sabatin emana un diverso tipo di luce la notte, quella dei lustrini. Fa il lavapiatti, poi a quest'ora, sempre a quest'ora, esce dal pub inglese del quartiere, perchè gli inglesi non si muovono senza un pub che gli ricordi casa, e va all'Etoile n.01, un locale di drag queen, si spoglia, mette su una bellissima parrucca corvina, un pò di rosetto, mascara e matita, si ritira in un corpetto e in una gonna lunga a ruota e...
Lustrini, tutto qua.
Per ogni uomo che nella notte ritrova se stesso, ce ne è un altro che si perde nelle sue braccia.
Per questo adoro il crepuscolo, perchè è l'ora in cui il mare si fonde nel cielo, e perchè le persone iniziano a prendere forma, e a perderla, in milioni di città invisibili.

E io esco a fotografare la loro invisibilità.
Etienne ha finito la sigaretta, usciamo.

- Fermo lì...dai non muoverti maledizione!
- Non mi sto muovendo
- ...ti stai muovendo
- Scatta la foto, avrò fumato venti sigarette mentre mi trovavi la giusta angolatura
- Lo so...
-...
- Ecco fatto, perfetta, vieni a vedere qui cosa ti creo, c'è chi fa foto e c'è chi fa arte, io nel mio piccolo...
- Vieni qua Armand
- Che c'è?
- ...guarda...
Un bambino davanti ad una gelateria, mano nella mano col padre.
- Che gelato vuoi?
- Cioccolato
- Mademoiselle potrebbe farmi una coppa gelato alla cioccolata?
- Oui, monsieur, ecco a lei
- No no papà
- Che c'è
- Ci voglio un altro colore
- E cosa? Caffè?
- Caffè...sì caffè
- Mademoiselli mi perdoni, potrebbe mettere del caffè nel...
- No, no quello
- Quale?
- Quel colore lì?
- La crema?
- No, no crema, quel colore lì, quello papà!
- La nocciola? il colore marrone Antoine?
- Sì, quel colore lì
- Mi perdoni signorina, allora la nocciola
- Benissimo
- Merci

Etienne sorrideva, mentre si stringeva nel suo giubbotto nero, poi abbassò lo sguardò e gettò la sigaretta.
- Che c'è?
- Pensieri felici...
- Stasera Lola, voleva sapere se possiamo andare al reading di Jean-Luc, il suo ultimo ragazzo
- Io non posso
- come mai?
- Niente...non mi va
Alle Sacre Coeur c'è un balcone, dove ci si può appoggiare e vedere tutta Parigi, a volte dei musicisti improvvisano dei concerti, a volte puoi sentire il silenzio che parla la lingua degli uomini, al crepuscolo è un quadro che perde lentamente i colori, mentre gli artisti di strada se ne vanno portando via le loro tavolozze.
- Voglio farti una foto
- Un'altra?
- Sì, mettiti lì davanti la scalinata, la gente dietro
- qui va bene?
- Sì
Click.
- fammi vedere
- Ecco guarda
- ...
-...
- Che significa?
La foto mostrava nitide tutte le persone in lontananza, ed Etienne in primo piano era sfocato.
- Ho fotografato la tua invisibilità
- Eh?
- Al crepuscolo siamo tutti invisibili, senza eccezione, in attesa di prendere forma
-...
-...
-...è vero
Etienne posò le mani sul marmo del balcone e estrasse una sigaretta.
- Dicono che stasera ci saranno le stelle cadenti
- Con questo tempo, Etienne, non se ne potrà vedere neanche una
- E chi si ferma più a guardare le stelle cadenti?
- nessuno
- E' una bellezza troppo innocente, per un mondo così brutto, ci sono troppe luci nella città
- le luci ci mostrano per quel che siamo veramente
- uccisori di fate e di stelle cadenti
- no, città invisibili piene di macchine a benzina
- Eppure le stelle cadono comunque
- già
-...
- sai, Etienne, dicono che due stelle, se arrivano tanto vicino da collidere ma non lo fanno, potrebbero creare un nuovo campo gravitazionale, disegnando un'orbita differente che le tiene entrambe
- senza cadere più...
- non so se funziona per le stelle cadenti...non ero così bravo in astronomia
Sorrisero, ma Etienne era assorto
-...e poi dritto fino al mattino
-Che dici?
- e poi dritto fino al mattino
- Barrie?
- Peter Pan
Armand si guardò intorno e poi diresse gli occhi verso il cielo
- Andiamo a vedere le stelle fuori città stasera?
- No guardiamole da qui
- Sicuro?
- Possiamo fare le macchine elettriche, ma non i bambini ad azoto.
Armand sorrise e si chiuse nel cappotto, Etienne si girò, la sigaretta in bocca e continuarono a passeggiare, nitidi nella folla, mentre ormai la notte era vicina.

lunedì 12 gennaio 2009

Historia de una poesia maldiga

...Buscando un rostro de vida
entre la tierra y el cielo
como astronautas de la alma,
aviadores sin estrellas
en el espacio infinido
de un beso de tinta

[[...Cercando un volto di vita,
tra la terra e il cielo,
come astronauti dell'anima,
aviatori senza stella,
nello spazio infinito
di un bacio di inchiostro]]

sabato 10 gennaio 2009

Il Lato Oscuro delle Cose

Cammino lentamente. I passi cadenzati dentro le vecchie scarpe da ginnastica che riprendono vita ogni volta che mi avvicino ad un lampione, con quella luce verdastra, ad ombreggiare il viale alberato di notte. La mia sagoma mi segue e poi precede, mentre da lontano un gruppo di ragazzi sui motorini mangia i rinomati sandwich delle due, nati probabilmente per riprendersi da qualche eccesso alcolico o da quella canna in più che fa la differenza per tornare a casa. E credo che loro non facciano eccezione stasera.
Ridono.
Sento lo sfrigolìo del tempo sulla piastra dove gli hamburger si preparano a diventare "la colazione dei campioni". Incontro un altro ragazzo che passeggia, ci sorridiamo e, con un piccolo gesto del viso, ci salutiamo continuando a passeggiare.
Non è la prima volta che lo faccio e questa di stasera non sarà un' eccezione.

Credo che non sarà nemmeno l'ultima volta che lo farò. Proprio così. Me ne sto appoggiato ad un tronco tagliato, in penombra, come quei quadri dei pittori fiamminghi. Sono il quadro di un pittore fiammingo. In lontananza un uomo in giacca e cravatta si sistema la cintura portandola sopra la vita, poi si accende una sigaretta. Lo imito e cerco nel giubbotto una Camel, ma trovo solo una Marlboro Light.
Io odio le Marlboro Light.
Ma la accendo comunque, non sarà questa volta l'eccezione che mi farà smettere di fumare. Mando fuori la prima nuvola. E' affascinante il fumo, non sai mai cosa può combinare e dove vada a parare. Mi ricorda un pò la luna. E la mia vita.
Mia madre me lo diceva:
- L'arte non riempie lo stomaco, ricordatelo...
Ed effettivamente non lo riempie, o per lo meno, a me non l'ha mai riempito. Non ho fatto eccezione neanche in questo. E quindi eccomi qui, seduto su un tronco a parlare di me stesso alla notte. E non sarà l'ultima volta.

Passeggio. Conto le macchine. Mi prometto che la prossima sarà l'ultima. Mi prometto che la prossima volta sarà l'ultima.
- Hei, scusa?
Una mercedes nera si è fermata. Un uomo calvo resta in silenzio da dietro un finestrino leggermente abbassato.
- Sì, mi dica
- Sei di questa zona?
- Ultimamente sì
- E cosa fai a quest'ora di notte da solo?
- Mi godo il silenzio
- E puoi interrompere la meditazione?
- Dipende per quanto...
- Tutto quello che vuoi...sei davvero carino, lo sai?

Una mercedes nera si è fermata. Stanno chiacchierando. Il ragazzo tiene le mani dietro il corpo. E' un bel ragazzo, dico davvero. L'uomo sembra facoltoso e... tante altre cose. Non fa eccezione da altri pelati facoltosi passati di qui.Vedo che la mano sinistra del ragazzo fa il segno dell'okay.
E' il momento.
- Tutto quello che vuoi...sei davvero carino, lo sai?
- Mi dispiace ma il ragazzo è occupato - dico io, aprendo la portiera e puntandogli contro il mio coltello a scatto.
- Ma che cazz...
- Volevi fare le zozzerie eh?
- Oh Cristo...vi prego...no...io...
- Certo, sempre Cristo ci mettiamo in mezzo, tira fuori il cash, pelato!
- Sì, tutto quello che vuoi...
- Lo dai troppo facilmento sto "tutto quello" - sorride il ragazzo, mentre si prende il portafoglio e l'orologio -...dovresti farti desiderare un pò di più, sennò le persone perdono il gusto dell'avventura...
Mi verrebbe da ridere, ma mi trattengo, dopotutto sono quello col coltello...un minimo di serietà.
- Il codice del bancomat?
- *******
- E questo lo prendiamo noi in caso volessi bloccarlo prima che ritiriamo la tua gentile offerta
Gli sfilo di tasca il telefono cellulare.
- Beh, grazie della magnifica serata pelato
- Sì sì, grazie mille, ci saluti sua moglie e i suoi figli
Gli hamburger sfrigolavano nel silenzio della notte che ormai si andava schiarendo sui vetri delle macchine e sulla città.

- Quanto abbiamo fatto?
- Era venuto con intenzioni serie, ci sono cinquecento euro nel portafoglio e mille erano nel bancomat, dovevi sposartelo Armand, non derubarlo
- Idiota...
- Dai, male che va, poi la sera, dopo aver sistemato la cucina, uscivi con me...
- Doppio idiota...
Sorridono.
- Pensavo che sono un quadro fiammingo
- Pensavi male, sembri più una graphic novel di Frank Miller
- Lo prendo come un complimento?
- Se vuoi...
Etienne sbuffa e poi ride.
- Bravo... ancora con questi giochetti, è passato più di un anno da quando ci siamo conosciuti e continui imperterrito, mi vuoi proprio rimorchiare Armand!
- E' una questione di stile...
- Sì, ma è abbastanza inutile la "questione di stile", se proprio ci tiene a fare colpo...

- ...Serve per difendere la propria notte dalle persone come te, Etienne
- O come te Armand...
- ...
- ...già...

Armand resta a guardare le ombre create dai lampioni, toccandosi i capelli, mentre Etienne abbassa il capo, inarca leggermente il labbro sinistro buttando fuori un pò di fumo dalla bocca. Vite differenti, destini condivisi e, in mezzo, il caos ordinato.
- La difesa è il miglior attacco...
- ...e non ci sono più le mezze stagioni...
Sorridono. La sigaretta di Etienne brilla nella notte, illuminandogli gli occhi.
- Penso che pittori e fotografi siano come gli scrittori e i poeti: c'è chi dipinge una storia e chi scatta istantanee della vita...
- Bella immagine, ma non credo. Ci sono quadri incomprensibili, come solo le poesie sanno esserlo

- Ci sono anche libri incomprensibili
- Touchè...
- ...
- ...
- Pensi che potrai riaggiustare la macchina fotografica con questi soldi?
- Innanzitutto pensiamo a trovare un posto per andare a dormire la notte, inzia a far freddo per strada...
- Giusto, l'arte non riempie lo stomaco...
- ...
- Ma quanto ci siamo divertiti nel frattempo però? - sorride Etienne, gettando a terra la sigaretta - ah ah ah...verissimo
- Pensavo alla foto che mi facesti alle Sacre Coeur, è come un quadro fiammingo
- Stasera ce l'hai con sti fiamminghi
- Stammi a sentire
- Sì
- Cosa ti piace di più nei quadri dei pittori fiamminghi?
- La luce, ovviamente
- Ovviamente
- ...
- ...
- Perchè a te cosa piace Etienne?
- L'ombra, lo sfondo nero dietro, è quello che esalta le luci, i soggetti, le espressioni, se dietro le luci ci fossero altre luci, tutto sarebbe confuso, luminoso, normale
- Il pittore sei tu...
- La mancanza di luci preponderanti dietro, rende il soggetto un'eccezione nel mondo di quel quadro
- ...e la mia foto che c'entra in tutto questo? Permettimi l'ardire...
- Tu mi hai fotografato con Parigi dietro, la gente che passava in velocità, rendendo nitido il particolare della mia sagoma, e lasciando scorrere lo sfondo, sfocandolo, giusto?
- Tres bien
- Se io fossi stato immerso nella folla, sarebbe stato difficile individuarmi, invece, mostrando uno sfondo sporcato, io ne emergo...
- Dove sta andando a parare questo discorso, Etienne?
- Il lato oscuro delle cose esalta le persone che siamo...
- ...
- ...
- Siamo quadri di un pittore fiammingo, tutti e due
- Spero non dello stesso autore
Sorridono e guardano la notte parigina dalla loro panchina, in uno dei tanti luoghi isolati del mondo dove abita il silenzio. Etienne prende una sigaretta dalla tasca e l'accende.
- Etienne?
- Sì Armand...
- Ne hai appena spenta una...
- Lo so...

venerdì 9 gennaio 2009

Poetas

No tenemos nada
...de humano
y vamos a morir
mirando la luna.

giovedì 8 gennaio 2009

Leggere, Amare, Scrivere e Morire

«L'uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale.
Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo.
La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun'altra,
ma che nessun'altra potrebbe sostituire».

[Daniel Pennac]

sabato 22 novembre 2008

Novembre

Marzo è primavera,
l'aria fresca della mattina
marzo è la pioggia sul naso,
il sorriso e una nuova speranza
marzo è Almost blue,
fiati di fumo e calze leggere,
marzo è la strada,
inebriati di foglie e vecchi profumi,
mi guardo allo specchio,
marzo è aggiustarsi i capelli
e tenerli ben spettinati
una lacrima scende le rughe,
adagio di dita sul piano,
in fondo sono solo un novembre
ancora c'è vita per me,
novembre.

martedì 11 novembre 2008

E Lo Chiamate Spleen

Tiravo su la rete dal Lete
e vi trovai impigliate
lattine di Cola e sogni fradici,
così presi del buon sidro
inalando per le narici sogni e bugie.

Vidi la testa di rapa dell'Universo,
librerie per la prima colazione,
professori, servi, persone ed amori,
piansi davvero, ma solo per sogno
davanti a una tazza di tè caldo,
e lo chiamate spleen...

Io odio il tè caldo,
specie d'estate,
sorseggiandolo come se fosse d'inverno,
chi la vuole la neve d'estate:
solo chi vuole l'amore in eterno,

Ma io soffro e piango ritengo,
piango dentro sui fogli e sul pane,
della tristezza che soffia da fuori,
da fori, buchi, escrescenze,
gli spifferi di vento che tagliano il cuore,
e lo chiamate spleen...

Io odio i raffreddori,
specie d'estate,
soffiandosi il naso come se si avesse da fare,
chi vuole sporcarsi il fazzoletto dei suoi peccati:
solo chi ha il muco nero,
mitralico assens(zi)o

Io rido e sbatto i pugni ripenso,
le nocche viola di febbre e di sale,
della violenza che turbina o muori,
d'amori, di luoghi, piccole essenze
i vuoti d'aria che cuciono gli atri,
e lo chiamano spleen...

Io odio le vertigini,
specie quando devo saltare,
perdendomi nell'aria, non voglio volare!
chi vuole il mio sangue sulle sue mani:
solo i muri, losanghe che non hanno parole.

Io tremo e digrigno i denti, per ore,
ho paura del freddo, degli occhi, del colore del mare,
dell'innocenza che sgozzi o ti tieni,
domani, noi pochi, bagnati e malati,
vuoti d'ira che spaccano i patii,
e lo chiamano spleen...

Io odio il freddo,
specie d'inverno,
stringendosi il petto come se s'avesse d'amare,
chi vuole i miei occhi che guardano il mare:
il morbo di un folle che deve tacere...

E lo chiamate spleen!

Tutti vorrebbero solo parlare,
tutti vorrebbero dire che dire,
va bene, e sia
venite bambini,
vi insegno un bel gioco,
lo chiameremo spleen.

mercoledì 5 novembre 2008

Itaca


Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopio la furia di Nettuno non temere,
non sara' questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti
- finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta;
piu' profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta' egizie
impara una quantita' di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca
-raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avra' deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia' tu avrai capito cio' che Itaca vuole significare.

[Costantino Kavafis]

lunedì 3 novembre 2008

Il Re delle Zucche è in Ferie a Tahiti

Nicotina esce dagli occhi,
uscite di sicurezza e pan di zenzero,
la grande mostra artistica,
un maiale ritratto
- Nuova democrazia - c'è scritto

Seri intelletuali odierni,
hipster freddi del nuovo millennio
politicamente vestiti di nero
parlano correttamente di politica,
acuti Marx d'alta moda.

Serioso riserbo di lunghe boccate,
languidi saluti e capelli intellettuali,
niente pop corn per il re delle zucche,
solo calici ammaestrati
e gesti affettati di giovani ombrelli-Sartre.

L'uomo-artista-lettore-quadrophoenia
in modo intollerante elogia la sua diversità,
mentre guardo uno strano quadro-albero
che simboleggia un mondo elitario?

Il re delle zucche finalmente si trova dove vuole
nella dirigenza delle menti,
nel salotto bene di chi si pensa pensante,
ma riconosce solo il vino rosso.

Occhiali spessi neri,
giacca spessa nera,
ricci spessi neri,
il lettore prepara la voce
- Aspettando la Rivoluzione-
lui dice...

Intanto io distendo le gambe sulla sedia di quello davanti

Il re delle zucche è un pò spaventato,
e dal rosso è passato al bianco
e al mais arrostito.

Il lettore muove le mani,
canta nenie di palle di bue,
non capisco queste poesie,
perchè legge per suo conto
le parole di un altro
che scriveva nel mondo.

Gli intellettuali sono ben seduti,
tutti di nero vestiti,
tutti sopra le righe
spicca qualche infedele grigiastro,
gli altri sono tutti dietro le file di sedie,
è un concerto per pochi perfetti.

Il re ha una giacca verde e una camicia gialla,
siede verso la fine, bevendo e sudando,
guarda perplesso il pittore-cronometro
che svolazza col pennello e strappa le tele,
è un concetto con molti difetti.

Si spera alla fine non donino confetti d'alluminio
o pillole di saggezza,
intanto il lettore filastrocca convinto
e il re ormai è stizzito:

- vaffanculo il lettore- io dico

Trilla qualcosa:
- Pronto?No, il re delle zucche è in ferie a Tahiti
e non può rispondere al cellulare-
Cosa dicevo? Ah sì.
Fanculo il lettore,
esimi colleghi.

sabato 1 novembre 2008

Un Musicale Addio - II Movimento

E saranno i tamburi della storia
a battere degli uomini il desìo
a caracollare sotto gli eserciti
che, di mano ferma,
scriveranno spartiti, quadri e fogli,
tuonando come Thor tuona
battendo martelli sulla terra,
Midgard che ci compete
più di quanto s'attenda
il seorpente del Mondo.
Mentre orde di ombre di Goti
s'allinenano sotto l'ultima cattedrale
mentre il cielo si tinge di sangue
e ritorna a ciò che Mosè impose,
ritorna tutt'uno col mare,
l'oceano-cielo che sussurra
un fatale segreto:
- Basta un tuo fulmine -
e musicheremo il bene dal male,
scintille d'ozono a portar via.

venerdì 31 ottobre 2008

Ci Sono Regole e Discopub

Inizia a frusciare,
a guardare il mondo,
fottitene che siamo minuscole inezie,
e forse neanche esistiamo
e alla fine testa-shock-luci-occhi blu-addio,
fottitene se il sole è rosso o verde
e se il niente ricade nel niente,
cascate di niente,
ruscelli di niente,
colori primari e lounge bar,
fottitene se Marte è un discopub,
o se il mare è un atomo bagnato,
ci sono regole per tetti e pensieri,
porte per sbattersi fuori di casa,
ci sono regole,
fottitene.

mercoledì 29 ottobre 2008

Angeli Caduti

Gli angeli caddero dal cielo

Io ne vidi uno sulla statale 66,
chiese del ketchup
aveva un pick up
ripartì con un cartone di Bud

Sulla montagna da scalare
intravidi un angelo
asserragliato al backgammon
gli offrii dell' erba
e lui mi scrisse una poesia

Alla fine mi scontrai con le ali di uno
- ehi fanculo - sbottai
e lui, con gli occhi sfatti ruttò
poi aggiunse:
- Già siamo qui per colpa tua,
almeno facci tenere il ricordo di volare-
e grattandosi il culo
scomparve nella via.

Un Musicale Addio

Mi serve la mia sofferenza
mi serve lo schiaffo di Dio e il mio pugno contro lui
mi serve l'inferno e le fiamme
il mondo che capitola come roccia crolla sotto Titani
invasori di Crono
sobillati dal trono
giovane di un figlio traditore e tiranno

Mi occorre il silenzio ove tutta la musica nasce
mi serve l'inferno e le fiamme
e il dolore ove tutta la felicità concepì la terra
dal suo grembo fecondato
dalle lacrime tristi di Odino
mi servono i corvi e la guerra
la ghigliottina e la rivoluzione
bramo la corona dell'imperatore
poichè con essa pongo sui miei polsi le catene della storia
e le chiavi di San Pietro
poichè esse me ne sciolgano immanente

Mi serve Efeso che forgi le mie ali
la mia penna
la mia spada
mi serve Beethoven e Dante
inginocchiarmi per chiedere di stare in piedi
voglio le mie tre caravelle
meglio due, farò prima
e le mie auto rotte accanto al ciglio di una vita

Necessito sapere che avrò ancora alloro
oltre il prossimo miglio
per dettare questa sinfonia
al mio dio barbuto e paterno
quando gli darò uno sguardo di occhi
e a tutto questo suonando
dirò un musicale addio

martedì 28 ottobre 2008

Salmoni in Discesa

Salmoni in discesa
per tutti i poeti della città invisibile,
salmoni in discesa
per vagabondi russi fiammiferai,
salmoni in discesa
per le ringhiere battute da uno zeppo,
salmoni in discesa
per le rughe-gin bevute da uno zoppo,
salmoni in discesa
perchè la salita spetta a chi non è salmone.
Da oggi!

lunedì 27 ottobre 2008

Lo Stewart dei Poeti di Cartapesta

Viene avanza
la signora occhi scarlatti,
sorriso-dentiera al fulmicotone
capelli al vapore,
ravioli cotonati,
abito dalle grandi spalle,
paiette come la stella cometa,
Gesù lo troverebbero in un centro commerciale.

Lei è la madre di tutti i poeti
della sua gioventù avvizzita,
canuti bianchi capelli,
cervello naftalina,
acre odore di sterilità,
troppo vecchi per mostrare il sedere.

Io seduto dietro il ripostiglio,
ma senza abiti,
la bella cravatta, la bella camicia,
i capelli spossati dalla notte prima,
gli occhi arruginiti dalla bottiglia prima,
troppo giovane per sedere davanti,

Uno spettatore interessato mi chiede
- Scusi, dov'è la toilette?-
ridacchio confuso e dico:
torrone benzedrina!
Lui mi scruta allibito,
io vorrei dipingere
il suo intestino prurito
di disordine e caos,
ma poi semplicemente:
- Sulla destra, sempre dritto-
Lo stewart dei poeti di cartapesta
non se la prende con chi vuole andare al bagno.

giovedì 23 ottobre 2008

Città Irrisolte il romanzo online di R.S.Cenciarelli

"Era una normale giornata, una uguale a quasi tutte le altre che Alex aveva passato durante questo ultimo anno, e, probabilmente, sarebbe proseguita in questa sua ordinarietà. Ma fu proprio in questo clima di indistinguibile similitudine che Alex iniziò a scrivere il suo romanzo, la causa e l’effetto di tutto quello che gli sarebbe accaduto negli anni a venire, a lui e al mondo circostante."

Questo sopra riportato è un passo tratto dal romanzo online Città Irrisolte, di Roberto Cenciarelli (che poi sarei sempre io), che inizierà ad essere pubblicato, a puntate, sul blog:

http://cittairrisolte.blogspot.com/

Il primo post sarà lunedì 27 ottobre 2008, anche se il blog è già aperto, visitabile, con tanto di prefazione al romanzo. Troverete da oggi il link del blog in basso a destra, nella sezione SOMETHING INTERESTING ONLINE.

Di cosa parliamo?
E' la storia di sei personaggi: un terrorista, uno studente, una cantante, un famoso scrittore, un politico di assoluto rilievo, un bidello dell'università, che incrociano le loro vite, apparentemente differenti, in una giornata di pioggia come tante ce ne sono al mondo. Scopriranno da sè che la vita di ognuno è determinante per il destino dell'altro e che ognuno è una città irrisolta.

Perchè un romanzo online?
Perchè la possibilità di renderlo fruibile a tutti senza costi è una scommessa accattivante per uno scrittore emergente che desidera creare un caso, più che intascarsi i diritti d'autore (anche se non è che qualche euro in più in tasca faccia male a nessuno). In seguito cercherò di dare anche una forma cartacea al romanzo, se ci sarà un discreto seguito online, nella speranza che quello che dice Coelho sia valido anche per altri, ovvero: - Pubblico i miei libri online cosicchè la gente li legga, ma poi li compri perchè stufa di stare a inseguire la schermata del pc-

Come funzionerà?
Ogni lunedì uscirà un nuovo capitolo del romanzo, fino a esaurimento scorte. Ogni venerdì ci sarà la rubrica Stan Laurel's suggestions che descriverà i riferimenti del romanzo, ma anche i libri, le canzoni, i film e quant'altro sia necessario per capirne l'ispirazione, così da permettere al lettore di addentrarsi nell'atmosfera a lui più consona.
L'impresa è ardua, ma al momento è una scommessa che si deve correre.

Perchè Città Irrisolte?
Userò un altro estratto del romanzo:
"[...]ognuno di noi è una città irrisolta e non lo sa, finchè non ne incontra un'altra e un'altra ancora e comprende il bisogno di cercare altre città, città irrisolte dentro città irrisolte alla ricerca della città risolta che tutto raccoglie e scioglie."

Spero sarete in molti a seguire questa mia avventura, come avete seguito questo blog fino ad ora.
A voi le Città Irrisolte e come sempre un buon On The Road Is The Only Road a tutti.

Buona lettura.

http://cittairrisolte.blogspot.com/

[The Rob's]

mercoledì 22 ottobre 2008

Ti attraverso con lo sguardo?

Oggi parliamo di...
sguardi
Mai successo di guardare una persona, sapere tutto, capire tutto, intendere le sfumature perlacee dell'iride, abbinandole ad una sensazione familiare, ad un sentimento non condiviso, recondito, ma perfettamente intuito e intuibile dalla sguardo?
Quando c'è un legame particolare con l'altra persona questo di solito accade, qualsiasi sia il tipo di legame. Gli occhi si capiscono e conversano in modo più schietto e determinate delle parole.
In fondo le parole le abbiamo inventate noi, ma gli occhi già c'erano.
Sarà perchè gli occhi da soli dicevano troppo? Abbiamo voluto censurare gli occhi?

quando cadde l'ultima stella,
il vecchio cieco prese un bastone,
diretto tra le dune,
al suono della polvere nel vento,
le città distrutte dalle parole,
il vecchio raggiunse il silenzio,
ove la luce fresca era un canto,
e il deserto cosparso di lune,
nel tepore di un giorno amaranto,
il vecchio smosse il bastone,
chiuse gli occhi alla stella nel fango,
e d'improvviso riprese a guardare.
La poesia si intitola "L'ultimo uomo sulla Terra". C'è una stella nel fango per ogni uomo che è cieco?

Billy Eliot - I'm looking through you

Perchè a volte anche i nostri occhi sono differenti e ci guardiamo attraverso ed è semplicente il nostro giorno per vivere e battere sul mondo con bacchette di musica.

I'M LOOKING THROUGH YOU ---->>>

I'm looking through you,
where did you go?
I thought I knew you,
what did I know?
You don't look different,
but you have changed
I'm looking through you,
you're not the same
Your lips are moving,
I cannot hear
Your voice is soothing,
but the words aren't clear
You don't sound different,
I've learned the game
I'm looking through you,
you're not the same
Why, tell me why,
did you not treat me right?
Love has a nasty habit
of disappearing overnight
You're thinking of me,
the same old way
You were above me,
but not today
The only difference is you're down there
I'm looking through you,
and you're nowhereWhy,
tell me why,
did you not treat me right?
Love has a nasty habit
of disappearing overnight
I'm looking through you,
where did you go
I thought I knew you,
what did I know
You don't look different,
but you have changed
I'm looking through you,
you're not the same
Yeah
Oh baby I'm changed
Ah I'm looking through you
Yeah
I'm looking through you

[Lennon/McCartney]
PS: la versione cantata da The Wallflowers (ascolta sopra) a me piace di più però!

lunedì 20 ottobre 2008

Jukebox all'ossigeno

La poesia non è un'espressione...
È il tempo di notte, dormire nel letto,
pensiero di quello che realmente pensi,
rendere il mondo privato pubblico,
ed è questo che il poeta fa.

[Allen Ginsberg]