AS HIMSELF

La mia foto
Roma, Italy
He was born in a lazy tuesday.Just purple flowers around his cradle.Silence and purple flowers.The ancient Fathers whisper their secrets in his ears, before he went away, stolen by the wind, blessed by the moon."You are a travelling man" they said him.The roads of his life were just placed in the other side of our world, but when he became a man he felt the emptiness of the desert,and the acrid smell of the asphalt from the streets of the unknown. So he began writing poetry, singing against the night walls, searching for his home, taking his bag. He was a travelling man. And that's just a chosen destiny tale.
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sabato 17 gennaio 2009

Bambini ad Azoto

E' bello avere una casa. Un luogo una dimora, qualcosa dove poter tornare e trovarci un letto. Finalmente avevamo dei soldi. I bambini sin dalla più tenera delle età si costruiscono dei nascondigli, delle tane, delle basi, anche dentro la casa dove vivono, perchè gli occorre un posto dove rifugiarsi, un posto tutto loro. Crescendo gli uomini non possono più nascondersi, così si costruiscono delle case, o comprano delle villette, ma la vita alla luce del sole è sempre faticosa e, a volte, col fare della notte, non è raro che qualcuno cominci a ricercare quel suo nascondiglio e lo trovi effettivamente, in un bagno di una stazione, in un motel, dietro un albero, dietro le proprie mani. Perchè il mondo non vuole proprio accettarlo che i bambini sono una risorsa esauribile, molto più fragile, costosa, fondamentale del petrolio. Così viene stabilito ed assegnato un ruolo piuttosto che un luogo e i bambini crescono, lentamente, disperatamente, crescono. Quando vidi "Hook" ero spaventato nel vedere Wendy così vecchia e Peter Pan così grasso, e quanto ho riso quando le ciotole si riempivano davvero solo con l'immaginazione.
Ci vorrebbero più pensieri felici? Non lo so, bisognerebbe cominciare dai pensieri innanzitutto, ai pensieri dei bambini, a fargli credere che gli aerei di carta volino sul serio così che poi ci possano insegnare che ogni persona che smette di credere alle fate ne fa appassire la luce vitale. Ad ogni modo io ero fuggito dal mio ruolo assegnato ed ora avevo il mio posto.
Ci erano voluti tempo, soldi e qualche marchetta, tralasciando i furti, ma ora la città era plumbea, il cielo incrostato di grigio a lamine rigonfie guardava scontroso i tetti della città, le antenne, gli alberi in lontanza e tutto sembrava stesse accadendo sul mio balcone, animato dal fumo di una buona Camel.
Click.
- A che pensi?
- Niente...
- Etienne, il pensieroso, ti si addice sai? Ti chiamerò così
- Mi hai fatto una foto?
- certo
- Senza permesso...
- Chiaramente
- ...
- Usciamo un pò, sta per fare notte, è un momento fantastico per fare delle foto
- Finisco la sigaretta e usciamo
- Non puoi fumare camminando?
- E' un vizio, Armand
- Ha bisogno della sua ritualità...
- Sì, ha bisogno di essere viziato

Adoro il crepuscolo, specie nelle giornate grigie che gridano al mondo di prepararsi alla pioggia, perchè a quest'ora il grigio prende le tinte del bluastro, dell'azzurro, dell'etereo e questa dura sporca terra sembra un palco per pochi intimi. Guardo Etienne, lo sguardo nero a guardare il nero. Una donna sta innaffiando dei fiori, sul balcone di fronte al nostro, il marito la picchia, se ne possono sentire i rumori battenti la notte quando torna in casa. Al piano di sotto una giovane pianista suona "Per Elisa". Delizioso. L'ho incontrata spesso la notte al parco, non ci salutiamo mai, è molto professionale sul lavoro. La signora che ci ha affitato la camera ha dei tratti arabi, ha tre figlie femmine, il marito è scomparso, probabilmente morto ammazzato, ancor più probabilmente scappato con un'altra. Sta tutto il giorno a lavare, pulire, spolverare, dare chiavi, imboccare e a tenere nelle sue mani, mani infinitamente più piccole, ansiose di imparare a scrivere e giocare con le bambole. Mi accosto ad Etienne, sul balcone, la vedo che esce con le bambine che si aggrovigliano alle sue braccia come gli uccellini che si avventano contro il becco della madre, quando riporta un verme a casa. Avvolta in uno scialle, sta andando al Bistros de la Ville, dove propone delle esibizioni basate sulla grande cantante Edith Piaf. Una volta andai a vederla: è gloriosa. Lei emana luce la notte.
Gringoire Sabatin emana un diverso tipo di luce la notte, quella dei lustrini. Fa il lavapiatti, poi a quest'ora, sempre a quest'ora, esce dal pub inglese del quartiere, perchè gli inglesi non si muovono senza un pub che gli ricordi casa, e va all'Etoile n.01, un locale di drag queen, si spoglia, mette su una bellissima parrucca corvina, un pò di rosetto, mascara e matita, si ritira in un corpetto e in una gonna lunga a ruota e...
Lustrini, tutto qua.
Per ogni uomo che nella notte ritrova se stesso, ce ne è un altro che si perde nelle sue braccia.
Per questo adoro il crepuscolo, perchè è l'ora in cui il mare si fonde nel cielo, e perchè le persone iniziano a prendere forma, e a perderla, in milioni di città invisibili.

E io esco a fotografare la loro invisibilità.
Etienne ha finito la sigaretta, usciamo.

- Fermo lì...dai non muoverti maledizione!
- Non mi sto muovendo
- ...ti stai muovendo
- Scatta la foto, avrò fumato venti sigarette mentre mi trovavi la giusta angolatura
- Lo so...
-...
- Ecco fatto, perfetta, vieni a vedere qui cosa ti creo, c'è chi fa foto e c'è chi fa arte, io nel mio piccolo...
- Vieni qua Armand
- Che c'è?
- ...guarda...
Un bambino davanti ad una gelateria, mano nella mano col padre.
- Che gelato vuoi?
- Cioccolato
- Mademoiselle potrebbe farmi una coppa gelato alla cioccolata?
- Oui, monsieur, ecco a lei
- No no papà
- Che c'è
- Ci voglio un altro colore
- E cosa? Caffè?
- Caffè...sì caffè
- Mademoiselli mi perdoni, potrebbe mettere del caffè nel...
- No, no quello
- Quale?
- Quel colore lì?
- La crema?
- No, no crema, quel colore lì, quello papà!
- La nocciola? il colore marrone Antoine?
- Sì, quel colore lì
- Mi perdoni signorina, allora la nocciola
- Benissimo
- Merci

Etienne sorrideva, mentre si stringeva nel suo giubbotto nero, poi abbassò lo sguardò e gettò la sigaretta.
- Che c'è?
- Pensieri felici...
- Stasera Lola, voleva sapere se possiamo andare al reading di Jean-Luc, il suo ultimo ragazzo
- Io non posso
- come mai?
- Niente...non mi va
Alle Sacre Coeur c'è un balcone, dove ci si può appoggiare e vedere tutta Parigi, a volte dei musicisti improvvisano dei concerti, a volte puoi sentire il silenzio che parla la lingua degli uomini, al crepuscolo è un quadro che perde lentamente i colori, mentre gli artisti di strada se ne vanno portando via le loro tavolozze.
- Voglio farti una foto
- Un'altra?
- Sì, mettiti lì davanti la scalinata, la gente dietro
- qui va bene?
- Sì
Click.
- fammi vedere
- Ecco guarda
- ...
-...
- Che significa?
La foto mostrava nitide tutte le persone in lontananza, ed Etienne in primo piano era sfocato.
- Ho fotografato la tua invisibilità
- Eh?
- Al crepuscolo siamo tutti invisibili, senza eccezione, in attesa di prendere forma
-...
-...
-...è vero
Etienne posò le mani sul marmo del balcone e estrasse una sigaretta.
- Dicono che stasera ci saranno le stelle cadenti
- Con questo tempo, Etienne, non se ne potrà vedere neanche una
- E chi si ferma più a guardare le stelle cadenti?
- nessuno
- E' una bellezza troppo innocente, per un mondo così brutto, ci sono troppe luci nella città
- le luci ci mostrano per quel che siamo veramente
- uccisori di fate e di stelle cadenti
- no, città invisibili piene di macchine a benzina
- Eppure le stelle cadono comunque
- già
-...
- sai, Etienne, dicono che due stelle, se arrivano tanto vicino da collidere ma non lo fanno, potrebbero creare un nuovo campo gravitazionale, disegnando un'orbita differente che le tiene entrambe
- senza cadere più...
- non so se funziona per le stelle cadenti...non ero così bravo in astronomia
Sorrisero, ma Etienne era assorto
-...e poi dritto fino al mattino
-Che dici?
- e poi dritto fino al mattino
- Barrie?
- Peter Pan
Armand si guardò intorno e poi diresse gli occhi verso il cielo
- Andiamo a vedere le stelle fuori città stasera?
- No guardiamole da qui
- Sicuro?
- Possiamo fare le macchine elettriche, ma non i bambini ad azoto.
Armand sorrise e si chiuse nel cappotto, Etienne si girò, la sigaretta in bocca e continuarono a passeggiare, nitidi nella folla, mentre ormai la notte era vicina.

sabato 10 gennaio 2009

Il Lato Oscuro delle Cose

Cammino lentamente. I passi cadenzati dentro le vecchie scarpe da ginnastica che riprendono vita ogni volta che mi avvicino ad un lampione, con quella luce verdastra, ad ombreggiare il viale alberato di notte. La mia sagoma mi segue e poi precede, mentre da lontano un gruppo di ragazzi sui motorini mangia i rinomati sandwich delle due, nati probabilmente per riprendersi da qualche eccesso alcolico o da quella canna in più che fa la differenza per tornare a casa. E credo che loro non facciano eccezione stasera.
Ridono.
Sento lo sfrigolìo del tempo sulla piastra dove gli hamburger si preparano a diventare "la colazione dei campioni". Incontro un altro ragazzo che passeggia, ci sorridiamo e, con un piccolo gesto del viso, ci salutiamo continuando a passeggiare.
Non è la prima volta che lo faccio e questa di stasera non sarà un' eccezione.

Credo che non sarà nemmeno l'ultima volta che lo farò. Proprio così. Me ne sto appoggiato ad un tronco tagliato, in penombra, come quei quadri dei pittori fiamminghi. Sono il quadro di un pittore fiammingo. In lontananza un uomo in giacca e cravatta si sistema la cintura portandola sopra la vita, poi si accende una sigaretta. Lo imito e cerco nel giubbotto una Camel, ma trovo solo una Marlboro Light.
Io odio le Marlboro Light.
Ma la accendo comunque, non sarà questa volta l'eccezione che mi farà smettere di fumare. Mando fuori la prima nuvola. E' affascinante il fumo, non sai mai cosa può combinare e dove vada a parare. Mi ricorda un pò la luna. E la mia vita.
Mia madre me lo diceva:
- L'arte non riempie lo stomaco, ricordatelo...
Ed effettivamente non lo riempie, o per lo meno, a me non l'ha mai riempito. Non ho fatto eccezione neanche in questo. E quindi eccomi qui, seduto su un tronco a parlare di me stesso alla notte. E non sarà l'ultima volta.

Passeggio. Conto le macchine. Mi prometto che la prossima sarà l'ultima. Mi prometto che la prossima volta sarà l'ultima.
- Hei, scusa?
Una mercedes nera si è fermata. Un uomo calvo resta in silenzio da dietro un finestrino leggermente abbassato.
- Sì, mi dica
- Sei di questa zona?
- Ultimamente sì
- E cosa fai a quest'ora di notte da solo?
- Mi godo il silenzio
- E puoi interrompere la meditazione?
- Dipende per quanto...
- Tutto quello che vuoi...sei davvero carino, lo sai?

Una mercedes nera si è fermata. Stanno chiacchierando. Il ragazzo tiene le mani dietro il corpo. E' un bel ragazzo, dico davvero. L'uomo sembra facoltoso e... tante altre cose. Non fa eccezione da altri pelati facoltosi passati di qui.Vedo che la mano sinistra del ragazzo fa il segno dell'okay.
E' il momento.
- Tutto quello che vuoi...sei davvero carino, lo sai?
- Mi dispiace ma il ragazzo è occupato - dico io, aprendo la portiera e puntandogli contro il mio coltello a scatto.
- Ma che cazz...
- Volevi fare le zozzerie eh?
- Oh Cristo...vi prego...no...io...
- Certo, sempre Cristo ci mettiamo in mezzo, tira fuori il cash, pelato!
- Sì, tutto quello che vuoi...
- Lo dai troppo facilmento sto "tutto quello" - sorride il ragazzo, mentre si prende il portafoglio e l'orologio -...dovresti farti desiderare un pò di più, sennò le persone perdono il gusto dell'avventura...
Mi verrebbe da ridere, ma mi trattengo, dopotutto sono quello col coltello...un minimo di serietà.
- Il codice del bancomat?
- *******
- E questo lo prendiamo noi in caso volessi bloccarlo prima che ritiriamo la tua gentile offerta
Gli sfilo di tasca il telefono cellulare.
- Beh, grazie della magnifica serata pelato
- Sì sì, grazie mille, ci saluti sua moglie e i suoi figli
Gli hamburger sfrigolavano nel silenzio della notte che ormai si andava schiarendo sui vetri delle macchine e sulla città.

- Quanto abbiamo fatto?
- Era venuto con intenzioni serie, ci sono cinquecento euro nel portafoglio e mille erano nel bancomat, dovevi sposartelo Armand, non derubarlo
- Idiota...
- Dai, male che va, poi la sera, dopo aver sistemato la cucina, uscivi con me...
- Doppio idiota...
Sorridono.
- Pensavo che sono un quadro fiammingo
- Pensavi male, sembri più una graphic novel di Frank Miller
- Lo prendo come un complimento?
- Se vuoi...
Etienne sbuffa e poi ride.
- Bravo... ancora con questi giochetti, è passato più di un anno da quando ci siamo conosciuti e continui imperterrito, mi vuoi proprio rimorchiare Armand!
- E' una questione di stile...
- Sì, ma è abbastanza inutile la "questione di stile", se proprio ci tiene a fare colpo...

- ...Serve per difendere la propria notte dalle persone come te, Etienne
- O come te Armand...
- ...
- ...già...

Armand resta a guardare le ombre create dai lampioni, toccandosi i capelli, mentre Etienne abbassa il capo, inarca leggermente il labbro sinistro buttando fuori un pò di fumo dalla bocca. Vite differenti, destini condivisi e, in mezzo, il caos ordinato.
- La difesa è il miglior attacco...
- ...e non ci sono più le mezze stagioni...
Sorridono. La sigaretta di Etienne brilla nella notte, illuminandogli gli occhi.
- Penso che pittori e fotografi siano come gli scrittori e i poeti: c'è chi dipinge una storia e chi scatta istantanee della vita...
- Bella immagine, ma non credo. Ci sono quadri incomprensibili, come solo le poesie sanno esserlo

- Ci sono anche libri incomprensibili
- Touchè...
- ...
- ...
- Pensi che potrai riaggiustare la macchina fotografica con questi soldi?
- Innanzitutto pensiamo a trovare un posto per andare a dormire la notte, inzia a far freddo per strada...
- Giusto, l'arte non riempie lo stomaco...
- ...
- Ma quanto ci siamo divertiti nel frattempo però? - sorride Etienne, gettando a terra la sigaretta - ah ah ah...verissimo
- Pensavo alla foto che mi facesti alle Sacre Coeur, è come un quadro fiammingo
- Stasera ce l'hai con sti fiamminghi
- Stammi a sentire
- Sì
- Cosa ti piace di più nei quadri dei pittori fiamminghi?
- La luce, ovviamente
- Ovviamente
- ...
- ...
- Perchè a te cosa piace Etienne?
- L'ombra, lo sfondo nero dietro, è quello che esalta le luci, i soggetti, le espressioni, se dietro le luci ci fossero altre luci, tutto sarebbe confuso, luminoso, normale
- Il pittore sei tu...
- La mancanza di luci preponderanti dietro, rende il soggetto un'eccezione nel mondo di quel quadro
- ...e la mia foto che c'entra in tutto questo? Permettimi l'ardire...
- Tu mi hai fotografato con Parigi dietro, la gente che passava in velocità, rendendo nitido il particolare della mia sagoma, e lasciando scorrere lo sfondo, sfocandolo, giusto?
- Tres bien
- Se io fossi stato immerso nella folla, sarebbe stato difficile individuarmi, invece, mostrando uno sfondo sporcato, io ne emergo...
- Dove sta andando a parare questo discorso, Etienne?
- Il lato oscuro delle cose esalta le persone che siamo...
- ...
- ...
- Siamo quadri di un pittore fiammingo, tutti e due
- Spero non dello stesso autore
Sorridono e guardano la notte parigina dalla loro panchina, in uno dei tanti luoghi isolati del mondo dove abita il silenzio. Etienne prende una sigaretta dalla tasca e l'accende.
- Etienne?
- Sì Armand...
- Ne hai appena spenta una...
- Lo so...

giovedì 23 ottobre 2008

Città Irrisolte il romanzo online di R.S.Cenciarelli

"Era una normale giornata, una uguale a quasi tutte le altre che Alex aveva passato durante questo ultimo anno, e, probabilmente, sarebbe proseguita in questa sua ordinarietà. Ma fu proprio in questo clima di indistinguibile similitudine che Alex iniziò a scrivere il suo romanzo, la causa e l’effetto di tutto quello che gli sarebbe accaduto negli anni a venire, a lui e al mondo circostante."

Questo sopra riportato è un passo tratto dal romanzo online Città Irrisolte, di Roberto Cenciarelli (che poi sarei sempre io), che inizierà ad essere pubblicato, a puntate, sul blog:

http://cittairrisolte.blogspot.com/

Il primo post sarà lunedì 27 ottobre 2008, anche se il blog è già aperto, visitabile, con tanto di prefazione al romanzo. Troverete da oggi il link del blog in basso a destra, nella sezione SOMETHING INTERESTING ONLINE.

Di cosa parliamo?
E' la storia di sei personaggi: un terrorista, uno studente, una cantante, un famoso scrittore, un politico di assoluto rilievo, un bidello dell'università, che incrociano le loro vite, apparentemente differenti, in una giornata di pioggia come tante ce ne sono al mondo. Scopriranno da sè che la vita di ognuno è determinante per il destino dell'altro e che ognuno è una città irrisolta.

Perchè un romanzo online?
Perchè la possibilità di renderlo fruibile a tutti senza costi è una scommessa accattivante per uno scrittore emergente che desidera creare un caso, più che intascarsi i diritti d'autore (anche se non è che qualche euro in più in tasca faccia male a nessuno). In seguito cercherò di dare anche una forma cartacea al romanzo, se ci sarà un discreto seguito online, nella speranza che quello che dice Coelho sia valido anche per altri, ovvero: - Pubblico i miei libri online cosicchè la gente li legga, ma poi li compri perchè stufa di stare a inseguire la schermata del pc-

Come funzionerà?
Ogni lunedì uscirà un nuovo capitolo del romanzo, fino a esaurimento scorte. Ogni venerdì ci sarà la rubrica Stan Laurel's suggestions che descriverà i riferimenti del romanzo, ma anche i libri, le canzoni, i film e quant'altro sia necessario per capirne l'ispirazione, così da permettere al lettore di addentrarsi nell'atmosfera a lui più consona.
L'impresa è ardua, ma al momento è una scommessa che si deve correre.

Perchè Città Irrisolte?
Userò un altro estratto del romanzo:
"[...]ognuno di noi è una città irrisolta e non lo sa, finchè non ne incontra un'altra e un'altra ancora e comprende il bisogno di cercare altre città, città irrisolte dentro città irrisolte alla ricerca della città risolta che tutto raccoglie e scioglie."

Spero sarete in molti a seguire questa mia avventura, come avete seguito questo blog fino ad ora.
A voi le Città Irrisolte e come sempre un buon On The Road Is The Only Road a tutti.

Buona lettura.

http://cittairrisolte.blogspot.com/

[The Rob's]

giovedì 3 luglio 2008

I Sognatori Non Si Innamorano Mai

L'aria era umida.
Nonostante quel pressante odore d'estate che attacca i vestiti alla pelle in modo che torni sempre di moda l'aderenza, la camicia larga e leggera di John era, di tanto in tanto, rigonfiata da una tenue brezza che il mare concedeva la sera tardi.
Era lì, a contemplare i suoi fogli, a guardare il mare, sopra gli scogli di un'esistenza che sembrava avergli dato tutto.
Eppure beveva, vecchio e nuovo vizio.
Affondava le labbra sul bicchiere di vetro, tozzo, come non se ne fanno più, e sorseggiava del vino rosso, la fronte madida di sudore, i capelli neri arruffatti, la pelle essiccata da giorni di sole e sale che ne impregnavano avidamente le prime rughe di una vecchiaia appena vezzeggiata.
Stava lì, seduto sulla sedia di vimini e non parlava.
Vicino a lui, c'era un'ombra, la sua ombra più cara, una immagine persa nell'oscurità della veranda che si altalenava sulla sedia a dondolo.
Minuti, secondi, istanti di silenzio. Forse secoli.
John portò alla bocca l'ultima sigaretta del suo pacchetto morbido, poi bevve un sorso di vino:
- Il sapore della sigaretta rovina sempre quello del vino-
- Eppure tu non smetti di fumare- controbattè la voce nascosta nella penombra.
- Già- disse lui, sospirando fumo, mentre ammirava il cielo fuori dalla tettoia di legno.
Rimasero ancora in silenzio.
- Io vado a letto Johnnie-
La figura si alzò dalla sedia, poggiandosi prontamente con le mani sui poggioli e mostrando tutta la sua altezza. Fece qualche passo, si avvicinò a John e lo baciò sulla fronte.
Lui ricambiò, voltandosi e concedendo a quel bacio il sapore di una bocca:
- Buonanotte-
- Sai di sigaretta, dovresti fumare di meno-
- Lo so- sorrise
John guardò il suo amore che si allontanava verso la porta a passi stanchi e poi:
- Domani parto-
- E dove vai?- si girò di scatto
- A ritirare un premio, le solite noiose storie...
- Che premio è?-
- Il Pulitzer-
- Eh?-
- Quello che ho detto, il Pulitzer-
- Amore, ma...bravo...io non so che dire...-
- Non dire nulla allora- si mise a ridere John, mentre i suoi denti era illuminati dalla luce arancione della sigaretta accesa.
- Ti meriti un altro bacio-
Questa volta la bocca pretese subito la bocca dell'altro, ma solo per qualche breve decade.
- Buonanotte-
- Buonanotte amore mio-
La brezza si fece subito più forte, i capelli di John si muovevano al volere del vento, il rumore del male scrosciava ovunque, abbattendosi in suoni ovattati in lontananza.
- ... sembra di vivere in un orecchio appoggiato ad una conchiglia- sussurrò John al suo vino, mentre si guardava intorno. Diede l'ultima boccata alla sigaretta, poi la spense nel posacenere pressandola per bene. Restò fermo qualche minuto, la camicia prendeva ancora varie forme, riempendosi d'aria e poi svuotandosene.
Il vento cominciava a ruggire, insinuandosi nelle conche create dagli scogli.
John prese la sua penna d'argento dal taschino e cominciò a batterla sul tavolino di legno, sempre stando seduto.
Sembrava quasi volesse scandire le ore.
Tante volte aveva visto quella vita nei suoi sogni: la gratificazione, la veranda sul mare, il successo, eppure si era sempre immaginato da solo nel godere di queste ricchezze oniriche.
Ora invece, c'era la compagnia di qualcuno su quella sedia accanto alla sua macchina da scrivere.
Continuava a battere sul vecchio legno tarlato, appoggiò le dita agli occhi e se li stropicciò: una stella si riflesse in modo così disdicevole da mostrare un lacrima che zigazagava sulla sua ruga intorno all'occhio sinistro.
Forse era la felicità, forse solo la notte ed il vino.
Bevve l'ultimo sorso, appoggiò le dita alla macchina da scrivere e, dopo pochi battiti, si addormentò.
Il vento scriveva le nenie, il mare sapeva come cantarle.
Verso le quattro del mattino si risvegliò, aveva una coperta di cotone sulle spalle, vide che il suo amore era fermo a guardare il mare, fuori dalla veranda.
Piangeva forse.
Il foglio non era più inserito nel rullo della macchina da scrivere.
Cercò di ricordarsi che cosa avesse scritto su quel pezzo di carta, ma proprio in quell'istante una mano glielo porse e rientrò lesta in casa senza dire nulla.
"Gli innamorati sognano molto. I sognatori non si innamorano mai."
Si mise una mano in tasca: le sigarette erano davvero finite.

martedì 29 aprile 2008

Pensieri pendolari

Se l'America non fosse così lontana prenderei un battello a vapore e...
Una volta, quando avevo, insomma, ero davvero piccolo, uno dei pochi ricordi che ancora ho di quell'età...
L'uomo nero nascosto nel gatto francese dagli occhi gialli mi fissava imperterrito, mentre dalla mia camera mi spostavo lentamente verso il bagno, quando ad un tratto...
A San Francisco la gente porta i capelli lunghi e gli scrittori bevono porto bianco, parlando di poesie e delle calde insenature delle cosce delle donne, fino a che il mattino...
Il mio primo bacio è stato come in un libro, c'era la luna piena, il blu, le stelle, un prato all'inglese tagliato e leggermente bagnato dall'umidità notturna, purtroppo...
Il mio primo libro è stato come un bacio, non vorresti smettere, poi ti dispiace, ti senti in estasi e ne vorresti ancora, ma...
A sette anni comprammo delle marionette di legno, io le adoravo e parlavo di loro al mio pubblico trasparente, fu proprio allora che...
Negli anni '70 occuparono la facoltà di Economia a Roma e la gente dentro fu sequestrata, ma questa storia non la racconta nessuno perchè...
In prigionia mangiavo le bucce di patate e tenevo un diario, se guardi nel secondo cassetto...
Ieri sera ho mangiato una delle cose più sfiziose che possano mai essere state cucinate per un aperitivo: bucce di patate fritte, hanno un sapore di...
La mia generazione farà la rivoluzione e io vedrò i miei figli con gli occhi giovani e il mondo cambiato, e sarà quello il momento di gridare...
In Russia incontrai mio fratello, sul fiume Don, avevo venti anni e quelli che mi regalava erano i miei nuovi...
A New York c'è un grande fervore artistico, specie nel quartiere di Brooklin, se potessi venire questa estate ti...
Quando vidi per la prima volta Brooklyn pensai che non avrei più rivisto la mia Sila, e così presi in mano la mia valigia e in braccio mio figlio, il più piccolo, e mi diressi...
Quell'estate mi sentivo una divinità graca, quell'estate entrai dentro di lei e sentiii quell'urlo silenzioso, piacevole ed ero diventato...
L'inverno del primo anno di università volevo piangere così tanto, che non lo feci mai, fu la pioggia a...
Una volta vidi Babbo Natale alla porta della casa di mia nonna, piansi per un'ora di fila, quella maschera...
La prima volta che mi travestii da Babbo natale ero così orgoglioso di far ridere mio cugino che dimenticai di non aver ricevuto alcun regalo, ma del resto...
Del resto è così che i pensieri si incontrano, mentre un vecchio perde la memoria e gli sfuggono via, mentre una coppia si ama e se li trasmette, mentre un bambino nasce e li afferra in una mano. E' così che i pensieri volano via, soffiati su un fiore, nel vento, nel mare, la luna che splende ed un poeta che li ruba, scrivendoli nel buio di una stazione, in attesa del treno dei primi pendolari.

venerdì 4 aprile 2008

La Legge dell'Uomo

Correva, a perdifiato. Correva. Si guardava dietro di tanto in tanto, ma data l'incredibile velocità che ormai teneva stabilmente, addirittura accelerando in alcuni tratti, ogni sguardo che cercava di tendere oltre le sue scapole dava come risultato solo un insieme indefinito di puntini, ombre, colori mescolati come in una tavolozza di Pollock.

Correva ad ogni modo.

E lo inseguivano, lo sapeva.

Rumori di sterpaglie rotte, rami spezzati, sassolini che schizzano al passaggio del peso delle scarpe e si infrangono, piccoli proiettili, sul tronco degli alberi, sulle foglie.

Respiro affannato, un silenzio simulato, ma che è inutile quando si corre, tanto più quando si è terrorizzati. I crepitii notturni, dentro quel bosco si moltiplicavano, le scarpe diventavano innumerevoli, tenebre lunghe si allungavano, ramificandosi in immagini distorte di dita che adocchiano, le voci sussurravano diverse, si davano indicazioni, segnali, avvertimenti, in conclusione, sostegno feroce, ferino, predatore.

Lo inseguivano, ad ogni modo.

E lui correva, lo sapevano.

Non sarebbero andati troppo lontano, le corse devono finire prima o poi: questo principio era ben in mente a tutte e due le compagini, come lo è nella natura primitiva dell'uomo.

Una cittadina della Bretagna, case basse, colori soffici, tenui all'imbrunire, strade strette, dinoccolate, diversi spessori e rilievi delle pietre che lastricavano la pavimentazione.
Correre, questo importa,non guardare tutt'intorno il paesaggio.
Le finestre colorate di nero, di verde, di rosso si riunivano in un colore che, al crepuscolo, diventava una tavolozza uniforme, descrivendo un percorso studiato a tavolino proprio per quella sera: una strada senza vicoli, da cui l'unico modo di uscire era la fuga sudata, guardandosi intorno.

Battere di mattonelle, no, scontrarsi di tegole, il rumore vuoto della ceramica che si bacia sui tetti antichi di quel villaggio.
Correvano sul tetto loro, gli inseguitori.
Dall'alto del cielo potevano seguirsi bene i movimenti rapidi, veloci, a scatti, di quelle ombre, cinti di larghi mantelli, tutti neri, loro neri, fugaci pezzi d'oscurità che saltellavano sopra le case, fissando i loro occhi, perennemente illuminati sulla preda ormai sfiancata.
Aumentavano le ombre, ma non scendevano in strada, corteggiavano il percorso della lor vittima, riunendosi, sempre più numerosi e soffocanti, emergendo dalle strade laterali e aggrappandosi alle grondaie per una adunata frettolosa e sopra i piccoli edifici.
Poi venne, come spesso accade con le strade, la fine di quella via.
Il dirupo era scosceso, straripava di rocce aguzze, figlie di un erosione del tempo che, mai, lascia doma la natura e sprovvista dei suoi aculei per difendersi dagli uomini. Il mare tergeva rovente e folle i suoi scogli, amoreggiando con essi con truce, primordiale erotismo, schiuma su terra, roccia nel mare, sbattendo le sue braccia di onde sul seno florido di una montagna ancora soda.
E lo sapevano le due compagini, s'era già detto, prima o poi occorre fermarsi.
E così fecero, prima la preda, poi l'inseguitore.
Ferma sullo scoglio la triste vittima umana di una commedia divina fatta di eventi naturali che si abbattono gli uni sugli altri, ansimava, ormai vivacemente, le ultime esalazioni della sua vita supposta.
Fermi e concentrandosi in una unica macchia, gli arcigni inseguitori, assassini, vampiri, ancestrali mostrosità deformi delle venature della tenebra, aspettavano, senza fiatare, la decisione fatale del loro obiettivo, il decreto sancito di farsi sbranare.
Dilaniare.
La morte.
Una macchia che sempre più stringendosi diveniva nera, di un nero che si amplia e ricopre.
Ammazzare.
La notte.
Il nulla.

Un cimitero, le lapidi in terra, una terra coperta da fili d'erba verde brillante, ma, al contempo, scuro, opaco, nebuloso. Angeli della morte a proteggere, nella loro consistenza marmorea, le vite spente dei cari di altre persone persone lontane da quel luogo.
La preda si aggira silenziosa tra quelle tombe, gravi, lucenti, nel buio della notte finita o del mattino che comincia, mentre riflessi di luce danno le sembianze distorte di ringhiere usurate e cadenti, piegate, ricurve, odiosamente tetre e inquietanti, paurose.
Voci sotterranee, voci nell'aria, voci che sospirano, pianti tremendi di una follia triste che, quando arriva l'ora di dormire non ha chi gli racconti favole e allora, dissennata irrealtà, diventa la pazzia di un inseguitore.
Ma ora nessuno insegue, perchè nessuno ha da correre.
Tutto tace.
Grilli tra le piante e i crisantemi.
Riflessi violacei da lontano, la vittima si appresta verso l'indicazione sicura di quella luce e di fronte a sè, nel bel mezzo i un cimitero, la grande piramide, ma i trovata, di tutti i segreti dell'Egitto, ricettacolo dei misteri, delle malattie, del crogiolo orrido e nero del Male, origine sconsacrata della natura umana.
Canti rituali.
Litanie.
Lamenti.
Urla.
Tutto è rallentato, la preda entra di scatto, senza capire, vuole evitare la sorveglianza di due vampiri e di due uomini con la testa di falco. Entra dentro, nei cunicoli di solidi e grandi mattoni, la luce violacea si perde nei riflessi giallognoli e rossi della sala centrale.
Un grande spazio, profondo, una fornace al centro, per terra, una loggia carica di mostri, vampiri, divinità dell'oblio che guarda compiaciuta
Su una pedana un guaritore, uno sciamano, un prete, un adoratore del demonio insieme predicano sul corpo lieve d'un ragazzo.
Una preda.
Poi un tremendo sacerdote gli agguanta il cuore, strappa le carni, fiocca sangue dai flutti interiori, un urlo straziante, risate, lamenti, orrido colare, un grido di dolore che si distorce lancinante nell'aria vuota, il corpo si contrare, risale su stesso, poi cade, creolla, si paralizza, si fa dritto, poi floscio e cade, come spezzato, ricadendo agli arti fuori dall'altare sacrificale.
Il sacerdote ha in mano un cuore che pompa, alza lo sguardo, è cieco.
Fissa la nuova preda, incauta è voluta entrare nel tempio della sua morte.
Per un attimo il vuoto nero delle orbite si fa pupilla di luce e lo guarda, lo indica.
Tutti fanno silenzio, lo guardano lo indicano.
Lui corre, ma prima o poi dovrà fermarsi. è la legge dell'uomo.

lunedì 17 marzo 2008

Le Frequenze dei Pensieri

Ma che ti frulla nel cervello? Demoni austeri, anoressica paralisi dei tuoi pensieri e sentimenti, vivi morendo sulle coste di una laguna melmosa di petrolio, mentre gabbiani cadono, gestiti dalla mano saccente di scienziati che ti lanciano digestivi soporiferi.
- A che pensi?
- ah?
- A che pensi, neanche stai cantando?
- Niente di che, ero andato in stand by
Stavolta te ne saresti dovuto scorrere via, inutile ciottolo di un fiume, inezia sdrucciolevole di una strada interrotta, il Grande Monte dei tuoi antichi Lari ha smesso di guardarti, tu hai smesso di farlo.E non sei sciocco ad aver interrotto questa visione: facezia di pezzi di uno specchio deforme.
- Cantiamo?
- Sì, dai metti una stazione dove danno qualche canzone decente
Bugiardo, perversamente bugiardo ed egoista: menti per non perdere le dolci sembianze del tuo viso, ma io, giovane diavolo della tua anima sedentaria, ti scruto, ti muto, ti vedo. Non sei razionale, furbo, coraggioso: sei autoprotettivo, sconsolante, lesivo. Dammi i tuoi lineamenti, la tua pelle, fammi venire con te, cosicchè possa abbandonarti sul ciglio dei questa highway senza fine, a passeggiare sui tuoi pensieri da distratto perdente. E' ora di crescere, è ora di dire no, è ora di dirti no.

Lei iniziò a cambiare frequenze, mentre le canzoni passavano in una sfilata serale.

E' ora di guadagnarsi il biglietto del tuo viaggio o, altrimenti, partitò io, da solo.

Lei si sintonizzò d'improvviso, non ricordo bene dove, ma la canzone partì spedita, appena cominciata:
"Prima di partire per un lungo viaggio...
- No, non mi piace- disse e cambiò ancora, così, subito
"...conviene prenotare" da una pubblicità

Scoppiai a ridere, mi avvicinai a lei, le diedi un bacio sulla fronte.
Ero stato salvato ancora, da una risata, come sempre.
Questa è la verità.
Saggezza della radio, mentre scorri nell'etere e cammini nella tua imprevedibile vita.

domenica 16 marzo 2008

1 + 4

Uno più Quattro
0
Il grande luminare posa la pipa
posacenere sporco

si riversa sul tavolo

nella mente la cura per tutti i mali
perduta sul tapetto su cui cola via

1
Il cantante di strada è malato,
rannicchiato sulla porta, tenendosi il cuore

Una canzone in meno nella rumorosa notte
2
Oltre il muro
l'anziano giardiniere pianta le sue cesoie
Un nuovo giovane uomo
è giunto per tagliare la siepe
3
La Morte piange perchè la Morte è umana,
passando tutto il giorno in un cinema quando un bambino muore

4
Il ragazzo sbarbato corre nella notte
piccole visioni nell'asfalto infido
si abbattono i muri sul suo inconscio volante

Dovrebbe morire ma s'è salvato

Il Destino è scherzoso perchè il Destino è immortale,
giocando tutto il giorno in un bingo quando la Morte si riposa

[ testi: Gregory Corso -1, 2, 3 in corsivo- e Rob's - 0 e 4-; traduzione: Rob's]
La poesia che ho voluto invadere deliberatamente si chiama "Tre" ed è tratta dalla raccolta "Gasoline". Questa è la versione originale.

Three
1
The street singer is sick,
crouched in the doorway, holding his heart.

One less song in the noisy night.
2
Outside the wall
the aged gardener plants his shears
A new young man
has come to snip the hedge
3
Death weeps because Death is human
spending alla day in a movie when a child dies.

Buona vita

venerdì 14 marzo 2008

Il Signor Oggi

Così è proprio questa la luce tossicodipendente con cui funziona un blog: puoi parlare di te, farlo sapere a tutti, senza starti a preoccupare d'averlo veramente detto a qualcuno.



Assefuazione gorgogliante di eroina che brulica su un cucchiaino da caffè, il solito accendino bic, viola, triste che m'accompagna da una vita. I fedeli compagni ti bruciano sempre a pochi metri dalle dita, senza che tu te ne accorga mai. Poi, per caso, ti bruci e vedi la fiamma.



"- Se avessi un'Università di Poesia sai cosa verrebbe scritto sul portale di ingresso?-
- No, cosa?-
- Impara Qui Che Imparare è Ignoranza! Signori non rintronatemi le orecchie! La Poesia è polvere d'agnello! E' la mia profezia! Sarò il capo di scuole in esilio! Me ne Infischio!-

Sistemo il vecchio laccio, grande lazo di lattice che guida popoli di demoni mandriani alla deriva dei nostri giorni di straordinaria razionalità; la vecchia sul calesse si ferma, occhio di vetro meschino: mi vuole scavare lo sterno con la sua indagine ottica da una misera serratura di un solo, piccolo, perduto bagno pubblico di una stazione incognita in una qualche città di Dio, dove il dio m'ha lasciato per sempre, colpa sua di non aver tirato su l'ombrellino blu, come la guida unghie-smalatate-da-falco del gruppo di turisti giapponesi, colpa mia che non ascolto mai le indicazioni che mi danno, e mi gingillo con idiote caramelle alla menta sull'autubus del destino latrina che mi fa sedere, oggi, su mattonelle infangate, forse, di merda.


"Raphael dice arrabbiato:
-Ah, credo che lacerò il racket della poesia. Non mi sta portando a nulla. Io voglio dei piccioni tubanti sul mio tetto e una villa a Capri o a Creta. Non voglio dover parlare con quei deficienti di giocatori d'azzardo e con quegli straccioni, voglio conoscere conti e principesse -
- Tu vuoi un fossato!-
- Voglio un fossato a forma di cuore come in Dalì - Quando mi presentano Kirk Douglas non voglio dovermi scusare -"

E, poi, grande corteo dantesco di grifoni, beati, angeli e Beatrici sfuse, per l'amore insaziabile di noi avari, rinsecchiti amanti della vita e dell'anima, ricerca nel tutto-niente, mi porta dinnanzi al Graal della nostra cavalleria moderna e allucinata: ecco il mio ago, nuova Excalibur, e la mia mano è quella della dama nel lago. Trasuda giallo oro. Risucchia la potenza dei signorotti precedenti al Signore. Inietta il coraggio di Camelot.



"...e alla fine stupidi poeti gli chiediamo un ultimo consiglio, lui sta lì, a guardare il traffico del New Jersey sulla strada attraverso le tendine di mussola del soggioro e dice:
- C'è un sacco di bastardi là fuori -
Da quel giorno ho a lungo meditato su questo."



La vena pompa, piccolo groppo che galoppa, scorre sereno, si irradia, mani ramificate in un corpo di dolce tranquillità. Ho in mente "Elephant Love Song Medley" da Moulin Rouge, quei lustrini, quel "we should be lovers", quell'urlo strappato nel pozzo di un amore che lotta, quel lottare che mi tiene sdraiato a guardare le incrostature del cesso, perchè troppo ho amato, perchè mai ho lottato. Mi passano veloci quei maledetti, candidi, ignoti, non lo so che colore avessero, supposi fluorescenti, poi verdi, poi immaginai dovessi vederli per saperlo e ora li vedevo, li vedevo i "glittering eyes" del vecchio marinaio di Coleridge.

Ma tra tutte le definizioni di un mondo in preda a distorsioni artificiali quella che sempre preferirò, seduto, appoggiato a questo muro che puzza di urina, è:


"- Voglio scrivere di tutto quello che succede dietro ognuna di quelle finestre!-"


Ed ogni cosa ha senso, non importa davvero chi abbia capito la mia storia. Io morente, drogato, rinchiuso in una toilette,vi basti sapere che ero un poeta.





P.S. : questo lo dedico al Signor Oggi, personaggio passeggero e fugace, che ogni tanto viene a sussurrarti notizie che non ti aspetti. Così il signor Oggi mi ha rivelato che ancora uan volta ho davanti una possibilità di carta e si richiede il mio autografo per la pubblicazione del mio secondo libro.
[Un grazie particolare al vecchio Jack K. Duluoz, maestro di pensieri, che ha collaborato in tutte le citazioni in corsivo.Il 12 marzo ha festeggiato 86 anni insieme a tutti i suoi amici e personaggi: in qualsiasi paradiso o nulla si trovi, io lo immagino sulla strada]