...Buscando un rostro de vida
entre la tierra y el cielo
como astronautas de la alma,
aviadores sin estrellas
en el espacio infinido
de un beso de tinta
[[...Cercando un volto di vita,
tra la terra e il cielo,
come astronauti dell'anima,
aviatori senza stella,
nello spazio infinito
di un bacio di inchiostro]]
AS HIMSELF
- the Rob's
- Roma, Italy
- He was born in a lazy tuesday.Just purple flowers around his cradle.Silence and purple flowers.The ancient Fathers whisper their secrets in his ears, before he went away, stolen by the wind, blessed by the moon."You are a travelling man" they said him.The roads of his life were just placed in the other side of our world, but when he became a man he felt the emptiness of the desert,and the acrid smell of the asphalt from the streets of the unknown. So he began writing poetry, singing against the night walls, searching for his home, taking his bag. He was a travelling man. And that's just a chosen destiny tale.
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lunedì 12 gennaio 2009
venerdì 9 gennaio 2009
sabato 22 novembre 2008
Novembre
Marzo è primavera,
l'aria fresca della mattina
marzo è la pioggia sul naso,
il sorriso e una nuova speranza
marzo è Almost blue,
fiati di fumo e calze leggere,
marzo è la strada,
inebriati di foglie e vecchi profumi,
mi guardo allo specchio,
marzo è aggiustarsi i capelli
e tenerli ben spettinati
una lacrima scende le rughe,
adagio di dita sul piano,
in fondo sono solo un novembre
ancora c'è vita per me,
novembre.
l'aria fresca della mattina
marzo è la pioggia sul naso,
il sorriso e una nuova speranza
marzo è Almost blue,
fiati di fumo e calze leggere,
marzo è la strada,
inebriati di foglie e vecchi profumi,
mi guardo allo specchio,
marzo è aggiustarsi i capelli
e tenerli ben spettinati
una lacrima scende le rughe,
adagio di dita sul piano,
in fondo sono solo un novembre
ancora c'è vita per me,
novembre.
martedì 11 novembre 2008
E Lo Chiamate Spleen
Tiravo su la rete dal Lete
e vi trovai impigliate
lattine di Cola e sogni fradici,
così presi del buon sidro
inalando per le narici sogni e bugie.
Vidi la testa di rapa dell'Universo,
librerie per la prima colazione,
professori, servi, persone ed amori,
piansi davvero, ma solo per sogno
davanti a una tazza di tè caldo,
e lo chiamate spleen...
Io odio il tè caldo,
specie d'estate,
sorseggiandolo come se fosse d'inverno,
chi la vuole la neve d'estate:
solo chi vuole l'amore in eterno,
Ma io soffro e piango ritengo,
piango dentro sui fogli e sul pane,
della tristezza che soffia da fuori,
da fori, buchi, escrescenze,
gli spifferi di vento che tagliano il cuore,
e lo chiamate spleen...
Io odio i raffreddori,
specie d'estate,
soffiandosi il naso come se si avesse da fare,
chi vuole sporcarsi il fazzoletto dei suoi peccati:
solo chi ha il muco nero,
mitralico assens(zi)o
Io rido e sbatto i pugni ripenso,
le nocche viola di febbre e di sale,
della violenza che turbina o muori,
d'amori, di luoghi, piccole essenze
i vuoti d'aria che cuciono gli atri,
e lo chiamano spleen...
Io odio le vertigini,
specie quando devo saltare,
perdendomi nell'aria, non voglio volare!
chi vuole il mio sangue sulle sue mani:
solo i muri, losanghe che non hanno parole.
Io tremo e digrigno i denti, per ore,
ho paura del freddo, degli occhi, del colore del mare,
dell'innocenza che sgozzi o ti tieni,
domani, noi pochi, bagnati e malati,
vuoti d'ira che spaccano i patii,
e lo chiamano spleen...
Io odio il freddo,
specie d'inverno,
stringendosi il petto come se s'avesse d'amare,
chi vuole i miei occhi che guardano il mare:
il morbo di un folle che deve tacere...
E lo chiamate spleen!
Tutti vorrebbero solo parlare,
tutti vorrebbero dire che dire,
va bene, e sia
venite bambini,
vi insegno un bel gioco,
lo chiameremo spleen.
e vi trovai impigliate
lattine di Cola e sogni fradici,
così presi del buon sidro
inalando per le narici sogni e bugie.
Vidi la testa di rapa dell'Universo,
librerie per la prima colazione,
professori, servi, persone ed amori,
piansi davvero, ma solo per sogno
davanti a una tazza di tè caldo,
e lo chiamate spleen...
Io odio il tè caldo,
specie d'estate,
sorseggiandolo come se fosse d'inverno,
chi la vuole la neve d'estate:
solo chi vuole l'amore in eterno,
Ma io soffro e piango ritengo,
piango dentro sui fogli e sul pane,
della tristezza che soffia da fuori,
da fori, buchi, escrescenze,
gli spifferi di vento che tagliano il cuore,
e lo chiamate spleen...
Io odio i raffreddori,
specie d'estate,
soffiandosi il naso come se si avesse da fare,
chi vuole sporcarsi il fazzoletto dei suoi peccati:
solo chi ha il muco nero,
mitralico assens(zi)o
Io rido e sbatto i pugni ripenso,
le nocche viola di febbre e di sale,
della violenza che turbina o muori,
d'amori, di luoghi, piccole essenze
i vuoti d'aria che cuciono gli atri,
e lo chiamano spleen...
Io odio le vertigini,
specie quando devo saltare,
perdendomi nell'aria, non voglio volare!
chi vuole il mio sangue sulle sue mani:
solo i muri, losanghe che non hanno parole.
Io tremo e digrigno i denti, per ore,
ho paura del freddo, degli occhi, del colore del mare,
dell'innocenza che sgozzi o ti tieni,
domani, noi pochi, bagnati e malati,
vuoti d'ira che spaccano i patii,
e lo chiamano spleen...
Io odio il freddo,
specie d'inverno,
stringendosi il petto come se s'avesse d'amare,
chi vuole i miei occhi che guardano il mare:
il morbo di un folle che deve tacere...
E lo chiamate spleen!
Tutti vorrebbero solo parlare,
tutti vorrebbero dire che dire,
va bene, e sia
venite bambini,
vi insegno un bel gioco,
lo chiameremo spleen.
lunedì 3 novembre 2008
Il Re delle Zucche è in Ferie a Tahiti
Nicotina esce dagli occhi,
uscite di sicurezza e pan di zenzero,
la grande mostra artistica,
un maiale ritratto
- Nuova democrazia - c'è scritto
Seri intelletuali odierni,
hipster freddi del nuovo millennio
politicamente vestiti di nero
parlano correttamente di politica,
acuti Marx d'alta moda.
Serioso riserbo di lunghe boccate,
languidi saluti e capelli intellettuali,
niente pop corn per il re delle zucche,
solo calici ammaestrati
e gesti affettati di giovani ombrelli-Sartre.
L'uomo-artista-lettore-quadrophoenia
in modo intollerante elogia la sua diversità,
mentre guardo uno strano quadro-albero
che simboleggia un mondo elitario?
Il re delle zucche finalmente si trova dove vuole
nella dirigenza delle menti,
nel salotto bene di chi si pensa pensante,
ma riconosce solo il vino rosso.
Occhiali spessi neri,
giacca spessa nera,
ricci spessi neri,
il lettore prepara la voce
- Aspettando la Rivoluzione-
lui dice...
Intanto io distendo le gambe sulla sedia di quello davanti
Il re delle zucche è un pò spaventato,
e dal rosso è passato al bianco
e al mais arrostito.
Il lettore muove le mani,
canta nenie di palle di bue,
non capisco queste poesie,
perchè legge per suo conto
le parole di un altro
che scriveva nel mondo.
Gli intellettuali sono ben seduti,
tutti di nero vestiti,
tutti sopra le righe
spicca qualche infedele grigiastro,
gli altri sono tutti dietro le file di sedie,
è un concerto per pochi perfetti.
Il re ha una giacca verde e una camicia gialla,
siede verso la fine, bevendo e sudando,
guarda perplesso il pittore-cronometro
che svolazza col pennello e strappa le tele,
è un concetto con molti difetti.
Si spera alla fine non donino confetti d'alluminio
o pillole di saggezza,
intanto il lettore filastrocca convinto
e il re ormai è stizzito:
- vaffanculo il lettore- io dico
Trilla qualcosa:
- Pronto?No, il re delle zucche è in ferie a Tahiti
e non può rispondere al cellulare-
Cosa dicevo? Ah sì.
Fanculo il lettore,
esimi colleghi.
uscite di sicurezza e pan di zenzero,
la grande mostra artistica,
un maiale ritratto
- Nuova democrazia - c'è scritto
Seri intelletuali odierni,
hipster freddi del nuovo millennio
politicamente vestiti di nero
parlano correttamente di politica,
acuti Marx d'alta moda.
Serioso riserbo di lunghe boccate,
languidi saluti e capelli intellettuali,
niente pop corn per il re delle zucche,
solo calici ammaestrati
e gesti affettati di giovani ombrelli-Sartre.
L'uomo-artista-lettore-quadrophoenia
in modo intollerante elogia la sua diversità,
mentre guardo uno strano quadro-albero
che simboleggia un mondo elitario?
Il re delle zucche finalmente si trova dove vuole
nella dirigenza delle menti,
nel salotto bene di chi si pensa pensante,
ma riconosce solo il vino rosso.
Occhiali spessi neri,
giacca spessa nera,
ricci spessi neri,
il lettore prepara la voce
- Aspettando la Rivoluzione-
lui dice...
Intanto io distendo le gambe sulla sedia di quello davanti
Il re delle zucche è un pò spaventato,
e dal rosso è passato al bianco
e al mais arrostito.
Il lettore muove le mani,
canta nenie di palle di bue,
non capisco queste poesie,
perchè legge per suo conto
le parole di un altro
che scriveva nel mondo.
Gli intellettuali sono ben seduti,
tutti di nero vestiti,
tutti sopra le righe
spicca qualche infedele grigiastro,
gli altri sono tutti dietro le file di sedie,
è un concerto per pochi perfetti.
Il re ha una giacca verde e una camicia gialla,
siede verso la fine, bevendo e sudando,
guarda perplesso il pittore-cronometro
che svolazza col pennello e strappa le tele,
è un concetto con molti difetti.
Si spera alla fine non donino confetti d'alluminio
o pillole di saggezza,
intanto il lettore filastrocca convinto
e il re ormai è stizzito:
- vaffanculo il lettore- io dico
Trilla qualcosa:
- Pronto?No, il re delle zucche è in ferie a Tahiti
e non può rispondere al cellulare-
Cosa dicevo? Ah sì.
Fanculo il lettore,
esimi colleghi.
sabato 1 novembre 2008
Un Musicale Addio - II Movimento
E saranno i tamburi della storia
a battere degli uomini il desìo
a caracollare sotto gli eserciti
che, di mano ferma,
scriveranno spartiti, quadri e fogli,
tuonando come Thor tuona
battendo martelli sulla terra,
Midgard che ci compete
più di quanto s'attenda
il seorpente del Mondo.
Mentre orde di ombre di Goti
s'allinenano sotto l'ultima cattedrale
mentre il cielo si tinge di sangue
e ritorna a ciò che Mosè impose,
ritorna tutt'uno col mare,
l'oceano-cielo che sussurra
un fatale segreto:
- Basta un tuo fulmine -
e musicheremo il bene dal male,
scintille d'ozono a portar via.
a battere degli uomini il desìo
a caracollare sotto gli eserciti
che, di mano ferma,
scriveranno spartiti, quadri e fogli,
tuonando come Thor tuona
battendo martelli sulla terra,
Midgard che ci compete
più di quanto s'attenda
il seorpente del Mondo.
Mentre orde di ombre di Goti
s'allinenano sotto l'ultima cattedrale
mentre il cielo si tinge di sangue
e ritorna a ciò che Mosè impose,
ritorna tutt'uno col mare,
l'oceano-cielo che sussurra
un fatale segreto:
- Basta un tuo fulmine -
e musicheremo il bene dal male,
scintille d'ozono a portar via.
venerdì 31 ottobre 2008
Ci Sono Regole e Discopub
Inizia a frusciare,
a guardare il mondo,
fottitene che siamo minuscole inezie,
e forse neanche esistiamo
e alla fine testa-shock-luci-occhi blu-addio,
fottitene se il sole è rosso o verde
e se il niente ricade nel niente,
cascate di niente,
ruscelli di niente,
colori primari e lounge bar,
fottitene se Marte è un discopub,
o se il mare è un atomo bagnato,
ci sono regole per tetti e pensieri,
porte per sbattersi fuori di casa,
ci sono regole,
fottitene.
a guardare il mondo,
fottitene che siamo minuscole inezie,
e forse neanche esistiamo
e alla fine testa-shock-luci-occhi blu-addio,
fottitene se il sole è rosso o verde
e se il niente ricade nel niente,
cascate di niente,
ruscelli di niente,
colori primari e lounge bar,
fottitene se Marte è un discopub,
o se il mare è un atomo bagnato,
ci sono regole per tetti e pensieri,
porte per sbattersi fuori di casa,
ci sono regole,
fottitene.
mercoledì 29 ottobre 2008
Angeli Caduti
Gli angeli caddero dal cielo
Io ne vidi uno sulla statale 66,
chiese del ketchup
aveva un pick up
ripartì con un cartone di Bud
Sulla montagna da scalare
intravidi un angelo
asserragliato al backgammon
gli offrii dell' erba
e lui mi scrisse una poesia
Alla fine mi scontrai con le ali di uno
- ehi fanculo - sbottai
e lui, con gli occhi sfatti ruttò
poi aggiunse:
- Già siamo qui per colpa tua,
almeno facci tenere il ricordo di volare-
e grattandosi il culo
scomparve nella via.
Io ne vidi uno sulla statale 66,
chiese del ketchup
aveva un pick up
ripartì con un cartone di Bud
Sulla montagna da scalare
intravidi un angelo
asserragliato al backgammon
gli offrii dell' erba
e lui mi scrisse una poesia
Alla fine mi scontrai con le ali di uno
- ehi fanculo - sbottai
e lui, con gli occhi sfatti ruttò
poi aggiunse:
- Già siamo qui per colpa tua,
almeno facci tenere il ricordo di volare-
e grattandosi il culo
scomparve nella via.
Un Musicale Addio
Mi serve la mia sofferenza
mi serve lo schiaffo di Dio e il mio pugno contro lui
mi serve l'inferno e le fiamme
il mondo che capitola come roccia crolla sotto Titani
invasori di Crono
sobillati dal trono
giovane di un figlio traditore e tiranno
Mi occorre il silenzio ove tutta la musica nasce
mi serve l'inferno e le fiamme
e il dolore ove tutta la felicità concepì la terra
dal suo grembo fecondato
dalle lacrime tristi di Odino
mi servono i corvi e la guerra
la ghigliottina e la rivoluzione
bramo la corona dell'imperatore
poichè con essa pongo sui miei polsi le catene della storia
e le chiavi di San Pietro
poichè esse me ne sciolgano immanente
Mi serve Efeso che forgi le mie ali
la mia penna
la mia spada
mi serve Beethoven e Dante
inginocchiarmi per chiedere di stare in piedi
voglio le mie tre caravelle
meglio due, farò prima
e le mie auto rotte accanto al ciglio di una vita
Necessito sapere che avrò ancora alloro
oltre il prossimo miglio
per dettare questa sinfonia
al mio dio barbuto e paterno
quando gli darò uno sguardo di occhi
e a tutto questo suonando
dirò un musicale addio
mi serve lo schiaffo di Dio e il mio pugno contro lui
mi serve l'inferno e le fiamme
il mondo che capitola come roccia crolla sotto Titani
invasori di Crono
sobillati dal trono
giovane di un figlio traditore e tiranno
Mi occorre il silenzio ove tutta la musica nasce
mi serve l'inferno e le fiamme
e il dolore ove tutta la felicità concepì la terra
dal suo grembo fecondato
dalle lacrime tristi di Odino
mi servono i corvi e la guerra
la ghigliottina e la rivoluzione
bramo la corona dell'imperatore
poichè con essa pongo sui miei polsi le catene della storia
e le chiavi di San Pietro
poichè esse me ne sciolgano immanente
Mi serve Efeso che forgi le mie ali
la mia penna
la mia spada
mi serve Beethoven e Dante
inginocchiarmi per chiedere di stare in piedi
voglio le mie tre caravelle
meglio due, farò prima
e le mie auto rotte accanto al ciglio di una vita
Necessito sapere che avrò ancora alloro
oltre il prossimo miglio
per dettare questa sinfonia
al mio dio barbuto e paterno
quando gli darò uno sguardo di occhi
e a tutto questo suonando
dirò un musicale addio
martedì 28 ottobre 2008
Salmoni in Discesa
Salmoni in discesa
per tutti i poeti della città invisibile,
salmoni in discesa
per vagabondi russi fiammiferai,
salmoni in discesa
per le ringhiere battute da uno zeppo,
salmoni in discesa
per le rughe-gin bevute da uno zoppo,
salmoni in discesa
perchè la salita spetta a chi non è salmone.
Da oggi!
per tutti i poeti della città invisibile,
salmoni in discesa
per vagabondi russi fiammiferai,
salmoni in discesa
per le ringhiere battute da uno zeppo,
salmoni in discesa
per le rughe-gin bevute da uno zoppo,
salmoni in discesa
perchè la salita spetta a chi non è salmone.
Da oggi!
lunedì 27 ottobre 2008
Lo Stewart dei Poeti di Cartapesta
Viene avanza
la signora occhi scarlatti,
sorriso-dentiera al fulmicotone
capelli al vapore,
ravioli cotonati,
abito dalle grandi spalle,
paiette come la stella cometa,
Gesù lo troverebbero in un centro commerciale.
Lei è la madre di tutti i poeti
della sua gioventù avvizzita,
canuti bianchi capelli,
cervello naftalina,
acre odore di sterilità,
troppo vecchi per mostrare il sedere.
Io seduto dietro il ripostiglio,
ma senza abiti,
la bella cravatta, la bella camicia,
i capelli spossati dalla notte prima,
gli occhi arruginiti dalla bottiglia prima,
troppo giovane per sedere davanti,
Uno spettatore interessato mi chiede
- Scusi, dov'è la toilette?-
ridacchio confuso e dico:
torrone benzedrina!
Lui mi scruta allibito,
io vorrei dipingere
il suo intestino prurito
di disordine e caos,
ma poi semplicemente:
- Sulla destra, sempre dritto-
Lo stewart dei poeti di cartapesta
non se la prende con chi vuole andare al bagno.
la signora occhi scarlatti,
sorriso-dentiera al fulmicotone
capelli al vapore,
ravioli cotonati,
abito dalle grandi spalle,
paiette come la stella cometa,
Gesù lo troverebbero in un centro commerciale.
Lei è la madre di tutti i poeti
della sua gioventù avvizzita,
canuti bianchi capelli,
cervello naftalina,
acre odore di sterilità,
troppo vecchi per mostrare il sedere.
Io seduto dietro il ripostiglio,
ma senza abiti,
la bella cravatta, la bella camicia,
i capelli spossati dalla notte prima,
gli occhi arruginiti dalla bottiglia prima,
troppo giovane per sedere davanti,
Uno spettatore interessato mi chiede
- Scusi, dov'è la toilette?-
ridacchio confuso e dico:
torrone benzedrina!
Lui mi scruta allibito,
io vorrei dipingere
il suo intestino prurito
di disordine e caos,
ma poi semplicemente:
- Sulla destra, sempre dritto-
Lo stewart dei poeti di cartapesta
non se la prende con chi vuole andare al bagno.
mercoledì 22 ottobre 2008
Ti attraverso con lo sguardo?
Oggi parliamo di...
sguardi
Mai successo di guardare una persona, sapere tutto, capire tutto, intendere le sfumature perlacee dell'iride, abbinandole ad una sensazione familiare, ad un sentimento non condiviso, recondito, ma perfettamente intuito e intuibile dalla sguardo?
Quando c'è un legame particolare con l'altra persona questo di solito accade, qualsiasi sia il tipo di legame. Gli occhi si capiscono e conversano in modo più schietto e determinate delle parole.
In fondo le parole le abbiamo inventate noi, ma gli occhi già c'erano.
Sarà perchè gli occhi da soli dicevano troppo? Abbiamo voluto censurare gli occhi?
sguardi
Mai successo di guardare una persona, sapere tutto, capire tutto, intendere le sfumature perlacee dell'iride, abbinandole ad una sensazione familiare, ad un sentimento non condiviso, recondito, ma perfettamente intuito e intuibile dalla sguardo?
Quando c'è un legame particolare con l'altra persona questo di solito accade, qualsiasi sia il tipo di legame. Gli occhi si capiscono e conversano in modo più schietto e determinate delle parole.
In fondo le parole le abbiamo inventate noi, ma gli occhi già c'erano.
Sarà perchè gli occhi da soli dicevano troppo? Abbiamo voluto censurare gli occhi?
quando cadde l'ultima stella,
il vecchio cieco prese un bastone,
diretto tra le dune,
al suono della polvere nel vento,
le città distrutte dalle parole,
il vecchio raggiunse il silenzio,
ove la luce fresca era un canto,
e il deserto cosparso di lune,
nel tepore di un giorno amaranto,
il vecchio smosse il bastone,
chiuse gli occhi alla stella nel fango,
e d'improvviso riprese a guardare.
La poesia si intitola "L'ultimo uomo sulla Terra". C'è una stella nel fango per ogni uomo che è cieco?
martedì 16 settembre 2008
Scorci Estivi in Inverno
Frangiflutti sul mare,
così come noi,
spettatori infranti.
Questa è la mia poesia che concorre al I premio nazionale sms organizzato dalla nota fondazione del premio letterario Laurentum e sponsorizzatO da Vodafone . Se ha suscitato in voi l'onda interiore che ha mosso me nello scriverla, votatela al 3404399444, inviando un sms con scritto VOTO1801.
così come noi,
spettatori infranti.
Questa è la mia poesia che concorre al I premio nazionale sms organizzato dalla nota fondazione del premio letterario Laurentum e sponsorizzatO da Vodafone . Se ha suscitato in voi l'onda interiore che ha mosso me nello scriverla, votatela al 3404399444, inviando un sms con scritto VOTO1801.
martedì 25 marzo 2008
Il Tempo che Divide
Quando il Tempo,
scaltro inibitore,
par voler essere lento,
quando vorrei
già fosse domani,
folle nome che ci divide,
un momento e t'ho dinanzi
e parlarti m'è dolce,
e solo, solo allora,
nel baciarti,
m'è così banale e sciocco,
dire, ricordargli:
- Tempo, vorrei fermarti-
scaltro inibitore,
par voler essere lento,
quando vorrei
già fosse domani,
folle nome che ci divide,
un momento e t'ho dinanzi
e parlarti m'è dolce,
e solo, solo allora,
nel baciarti,
m'è così banale e sciocco,
dire, ricordargli:
- Tempo, vorrei fermarti-
martedì 18 marzo 2008
Facili Equazioni
Sei personaggi in cerca d'autore,
Sei,
lievi presenze di striscio nel sole.
Tre paesaggi cercando un pittore,
Tre,
intrepide assenze, acquarelli, persone
Due miraggi accerchiando il dolore,
Due,
vagabonde coessenze di fine stagione.
Uno incoraggi questo tuo nome,
Uno,
un personaggio in cerca d'amore.
Sei,
lievi presenze di striscio nel sole.
Tre paesaggi cercando un pittore,
Tre,
intrepide assenze, acquarelli, persone
Due miraggi accerchiando il dolore,
Due,
vagabonde coessenze di fine stagione.
Uno incoraggi questo tuo nome,
Uno,
un personaggio in cerca d'amore.
giovedì 13 marzo 2008
La Visione della Terra dal Mare
Ai confini del mondo,
il cielo ho toccato,
tendendo un dito,
l'amore sfiorando
sporco blu d'infinito;
un dito, mio amico,
toccando il mistero
in cui sono nato,
scoprendo nei limiti
l'orizzonte emisfero,
una stella che crolla,
una vela ammainata,
-Terra, capitano, terra!-
consacrata è la sera
in cui un bacio sa d'erba,
palme e sogni d'un alba,
sola, un'indigena spera,
cannocchiali ansiosi sul mare,
nostalgia lesta d'amare,
salpare, tornare, restare, partire
con una mappa toccavo la sera,
illuminando la spada quest'imbrunire,
presi la luna,
e riposi il mio corpo nel cielo a dormire.
il cielo ho toccato,
tendendo un dito,
l'amore sfiorando
sporco blu d'infinito;
un dito, mio amico,
toccando il mistero
in cui sono nato,
scoprendo nei limiti
l'orizzonte emisfero,
una stella che crolla,
una vela ammainata,
-Terra, capitano, terra!-
consacrata è la sera
in cui un bacio sa d'erba,
palme e sogni d'un alba,
sola, un'indigena spera,
cannocchiali ansiosi sul mare,
nostalgia lesta d'amare,
salpare, tornare, restare, partire
con una mappa toccavo la sera,
illuminando la spada quest'imbrunire,
presi la luna,
e riposi il mio corpo nel cielo a dormire.
venerdì 29 febbraio 2008
Sinfonia n.1 (Al Mare in Tempesta)
S’infrange tonante,
saggio d’Apocalisse,
proemio stridente
del crollo d’Atlante.
S’innalza, si gonfia,
avvolge e rivolta,
poi cade, s’inonda,
dolente s’imbriglia.
Emerge spumoso,
mano d’onda imperante
pone Tifone
titano, gigante.
Scroscio potente,
gorgoglio d’Inferno,
sovrasta, è suadente.
Riparte, riemerge,
cavalcata angosciante,
riscende, sommerge,
grida di ferro agghiacciante.
Poi, c’è risacca, groviglio umiliante.
Il Tridente emana il verdetto:
nuovo mulino straziante,
crescente si mira,
l’urlo si fa martellante,
vanità d’ira.
Valchirie guerriere,
tremano scogli e barriere
che’l crollo del globo
sorgerà in questo legame
tremendo, proibito
tra l’uomo tradito
e l’animo oscuro del mare.
saggio d’Apocalisse,
proemio stridente
del crollo d’Atlante.
S’innalza, si gonfia,
avvolge e rivolta,
poi cade, s’inonda,
dolente s’imbriglia.
Emerge spumoso,
mano d’onda imperante
pone Tifone
titano, gigante.

Scroscio potente,
gorgoglio d’Inferno,
sovrasta, è suadente.
Riparte, riemerge,
cavalcata angosciante,
riscende, sommerge,
grida di ferro agghiacciante.
Poi, c’è risacca, groviglio umiliante.
Il Tridente emana il verdetto:
nuovo mulino straziante,
crescente si mira,
l’urlo si fa martellante,
vanità d’ira.
Valchirie guerriere,
tremano scogli e barriere
che’l crollo del globo
sorgerà in questo legame
tremendo, proibito
tra l’uomo tradito
e l’animo oscuro del mare.
lunedì 25 febbraio 2008
Cronistoria d'una Nascita

Nacqui nell’occhio d’un puma,
e le vigne benedissero il mio arrivo.
Venni cullato tra grandi fiori fucsia,
in attesa del mio destino incerto.
Fu lì che incontrai il vento
e mi raccontò che non avevo una strada:
ero nella sala d’attesa d’un giardino,
sospeso in un raccordo di sentieri,
così fitto, silenzioso e nascosto,
che capii inconsciamente fosse la mia vita.
Poi partì anche il mio trasporto,
e subito intrapresi un lungo viaggio,
imparando l’importanza dei punti di partenza,
da cui cambiano le destinazioni e gli arrivi.
Nomade sin da subito,
la fortuna mi baciò cosmopolita.
Non ricordo bene, ma credo disse:
- bang, boom, Manitù-
che nella lingua dei padri del fuoco
significa semplicemente:
- E tutto il resto tocca a te.-
e le vigne benedissero il mio arrivo.
Venni cullato tra grandi fiori fucsia,
in attesa del mio destino incerto.
Fu lì che incontrai il vento
e mi raccontò che non avevo una strada:
ero nella sala d’attesa d’un giardino,
sospeso in un raccordo di sentieri,
così fitto, silenzioso e nascosto,
che capii inconsciamente fosse la mia vita.
Poi partì anche il mio trasporto,
e subito intrapresi un lungo viaggio,
imparando l’importanza dei punti di partenza,
da cui cambiano le destinazioni e gli arrivi.
Nomade sin da subito,
la fortuna mi baciò cosmopolita.
Non ricordo bene, ma credo disse:
- bang, boom, Manitù-
che nella lingua dei padri del fuoco
significa semplicemente:
- E tutto il resto tocca a te.-
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