AS HIMSELF

La mia foto
Roma, Italy
He was born in a lazy tuesday.Just purple flowers around his cradle.Silence and purple flowers.The ancient Fathers whisper their secrets in his ears, before he went away, stolen by the wind, blessed by the moon."You are a travelling man" they said him.The roads of his life were just placed in the other side of our world, but when he became a man he felt the emptiness of the desert,and the acrid smell of the asphalt from the streets of the unknown. So he began writing poetry, singing against the night walls, searching for his home, taking his bag. He was a travelling man. And that's just a chosen destiny tale.

venerdì 16 maggio 2008

1.Tamburi di Guerra

1.TAMBURI DI GUERRA
I sound my barbaric yawp over the roofs of the world
poetava, sperava, annunciava, proponeva, il vecchio W.W. (Walt Whitman) in Leaves of Grass, parlando di se stesso, del mondo, di ciò che non c'è (oppure non essendoci c'è) sopra la nostra Terra, della placidità degli animali. La conclusione della sua canzone su se stesso è che l'urlo barbarico sarà contro la disillusione, la solitudine, la comprensione sopra i tetti del mondo, per scuoterlo e scuotersi dall'imperante torpore. Il grido sugli altri e sulle cose che ad essi si legano, appartengono, in cui vivono, è la distinzione rispetto all'anonimato.
E' molto strano: ho letto questa piccola citazione di W.W. su un blog di un ottimo scrittore.
Voi, mi domanderete, perchè è strano trovare una citazione di uno scrittore sul blog di uno scrittore?
Semplicemente perchè c'è quel termine che, ormai da tre giorni, sembra portarsi indietro tutta la mia vita, dandole nuove rivelazioni: barbaric.
Ovunque vada, incontro qualcosa di barbarico, delle sensazioni di un'invasione, le percezioni di un nuovo stato di essenze che sta crollando sulla vecchia fortezza, sul Regno. Ho l'impressione che si stia sostanziando con varie sfaccettature il mio sentore di tamburi di guerra in lontanaza.
Ma questa era la terza rivelazione, pertanto, cominciamo dall'inizio.
Tutto è cominciato giovedì, dopo un esame andato male: aspettando il mio amico che finisse il suo esame, ho assistito al monologo finale di uno degli ultimi esemplari tipici del vecchio mondo che sta per essere divorato: il professore universitario.
L'argomento? La civiltà di massa. Ipotesi: oggi tutto è di massa, nulla è elitario, o meglio, nulla è distintivo, tutto ricade nel pentolone dove qualche saggia strega, sciamana dell'orda che sta per arrivare, mescola la nostra cultura fondamentale, sciogliendola in soluzioni nuove. Svolgimento: per questo io cerco di interrogarvi uno per uno, per sentire il polso delle vostre conoscenze. Osservazioni: la tesi del prof è molto interessante, gentile, se si vuole, ma è il metodo che è vecchio, apprendere nozioni pressochè in maniera mnemonica. Conclusione: Questo non si confà alla nuova cultura, al confronto, alla dialettica che ci vede in questo momento di passaggio, in cui un farraginoso modo di fare, gerarchico, burocratico si trova a dover affrontare un sistema veloce, rapido, senza molte regole di base, ma con grande pretesa di condivisione e sostituzione. Un mondo barbarico che s'addensa alle porte del Regno.
La seconda rivelazione arriva lo stesso giorno, poche ore dopo, in libreria, dove per dei semi-barbari come me, ancora accadono molte cose sante. Sfogliando i vari volumi e volumetti, mi ritrovo in mano un breve saggio di Baricco, intitolato proprio "I Barbari", che affronta una analisi approfondita dell'invasione che pervade il nostro mondo: la diffusione del prodotto per tutti, la commercializzazione elevata a sistema, la perdita dell'anima, confrontando questo modo di fare non nell'ottica degli assediati, ma bensì degli assedianti, cercando di capirne le motivazioni, le prospettive, tentando di creare dei precedenti con le "barbarie" del passato, tra cui, sorprendentemente, compare la Nona Sinfonia di un certo Beethoven, un barbaro del suo tempo, una ara sacrissima della nostra civiltà presa d'assalto.
Tre Rivelazioni, tre volte la barbarie in tre angolature diverse: gli occhi dei funzionari del Regno, gli occhi dell'Orda, gli occhi di chi, come me, vive a cavallo tra oggi e domani e odia tante nuove barbarie, mentre, anche, inconsapevolmente ne accetta e sfrutta molte altre.
Tesi: tra il regno e i barbari vive una generazione di mezzo, uno spartiacque, così insignificante all'apparenza quanto fondamentale nel suo esistere. Chiamerò questa mia generazione, la [H](a)[u]ngry Generatione, affamata ed arrabbiata, leggermente annoiata: si tratta di coloro che guardano "Amici", leggono Dante, ma non sanno usare il PC, tuttavia creano blog e chattano su MSN, pure se preferiscono scrivere in italiano senza "Ke" o "qlc" e "cmq" vari e se vogliono sapere qualcosa ricercano su Google. E' da essa che dipenderà l'impatto dell'orda, è da essa che dipenderà la reazione uguale e contraria del regno poichè questo sparuto grumo di persone è l'unico che oggi avverte i tamburi di Guerra.

Questo sarà il mio barbaric yawp over the roofs of the world. Nella prossima puntata "Venga il tuo Regno", o perchè se Gengis Khan fosse nato oggi guarderebbe il Grande Fratello.

martedì 29 aprile 2008

Pensieri pendolari

Se l'America non fosse così lontana prenderei un battello a vapore e...
Una volta, quando avevo, insomma, ero davvero piccolo, uno dei pochi ricordi che ancora ho di quell'età...
L'uomo nero nascosto nel gatto francese dagli occhi gialli mi fissava imperterrito, mentre dalla mia camera mi spostavo lentamente verso il bagno, quando ad un tratto...
A San Francisco la gente porta i capelli lunghi e gli scrittori bevono porto bianco, parlando di poesie e delle calde insenature delle cosce delle donne, fino a che il mattino...
Il mio primo bacio è stato come in un libro, c'era la luna piena, il blu, le stelle, un prato all'inglese tagliato e leggermente bagnato dall'umidità notturna, purtroppo...
Il mio primo libro è stato come un bacio, non vorresti smettere, poi ti dispiace, ti senti in estasi e ne vorresti ancora, ma...
A sette anni comprammo delle marionette di legno, io le adoravo e parlavo di loro al mio pubblico trasparente, fu proprio allora che...
Negli anni '70 occuparono la facoltà di Economia a Roma e la gente dentro fu sequestrata, ma questa storia non la racconta nessuno perchè...
In prigionia mangiavo le bucce di patate e tenevo un diario, se guardi nel secondo cassetto...
Ieri sera ho mangiato una delle cose più sfiziose che possano mai essere state cucinate per un aperitivo: bucce di patate fritte, hanno un sapore di...
La mia generazione farà la rivoluzione e io vedrò i miei figli con gli occhi giovani e il mondo cambiato, e sarà quello il momento di gridare...
In Russia incontrai mio fratello, sul fiume Don, avevo venti anni e quelli che mi regalava erano i miei nuovi...
A New York c'è un grande fervore artistico, specie nel quartiere di Brooklin, se potessi venire questa estate ti...
Quando vidi per la prima volta Brooklyn pensai che non avrei più rivisto la mia Sila, e così presi in mano la mia valigia e in braccio mio figlio, il più piccolo, e mi diressi...
Quell'estate mi sentivo una divinità graca, quell'estate entrai dentro di lei e sentiii quell'urlo silenzioso, piacevole ed ero diventato...
L'inverno del primo anno di università volevo piangere così tanto, che non lo feci mai, fu la pioggia a...
Una volta vidi Babbo Natale alla porta della casa di mia nonna, piansi per un'ora di fila, quella maschera...
La prima volta che mi travestii da Babbo natale ero così orgoglioso di far ridere mio cugino che dimenticai di non aver ricevuto alcun regalo, ma del resto...
Del resto è così che i pensieri si incontrano, mentre un vecchio perde la memoria e gli sfuggono via, mentre una coppia si ama e se li trasmette, mentre un bambino nasce e li afferra in una mano. E' così che i pensieri volano via, soffiati su un fiore, nel vento, nel mare, la luna che splende ed un poeta che li ruba, scrivendoli nel buio di una stazione, in attesa del treno dei primi pendolari.

lunedì 14 aprile 2008

Into The Wild - Hard Sun

When I walk beside her
i am the better man
when I look to leave her
I always stagger back again
once I built an ivory tower
so I could worship from above
and when I climbed down to be set free
she took me in again

there's a big
a big hard sun
beaten on the big people
in the big hard world

when she comes to greet me
she is mercy at my feet
when I see her pin her charm
she just throws it back again
once I sought an early grave
to find a better land
she just smiled and laughed at me
and took her blues back again

there's a big
a big hard sun
beaten on the big people
in the big hard world

there's a big
a big hard sun
beaten on the big people
in the big hard world

when I go to cross that river
she is comfort by my side
when I try to understand
she just opens up her eyes

there's a big
a big hard sun
beaten on the big people
in the big hard world

once I stood to lose her
when I saw what I had done
bound down and flew away the hours
of her garden and her sun
so I tried to warn her
i'll turn to see her weep
40 days and 40 nights
and it's still coming down on me

there's a big
a big hard sun
beaten on the big people
in the big hard world

there's a big
a big hard sun
beaten on the big people
in the big hard world

there's a big
a big hard sun
beaten on the big people
in the big hard world

there's a big
a big hard sun
beaten on the big people
in the big hard world

[Eddie Vedder]
Speriamo bene.

domenica 6 aprile 2008

Lost in La Mancha

Leave this crazy horse,
i love a stupid poem of life
run away and spend your time,
honey, i'm a selfish fire

I adore your night caress,
so i write foolish letters,
and i know i'm not fearless,
honey, i fight windmills

I dont' know what about this time,
this is my La Mancha,
i hope you'll say goodbye,
i swear i'm a good guy

Riding this silent land
i met a old writer song
whispering purple sand,
it stole my mother tongue

Honey, you're my Dulcinea
but i embrace the open field
and a mistake is what i feel,
i cry, i smile, listen to my plea

I dont' know what about this time,
this is my La Mancha,
i hope you'll say goodbye,
i was a sincere good guy

My name is El Quijote,
but now i miss my mind,
i'm lookin' for your pain,
i only hear the wind,

And a song getting me sane
properly getting me fine
awfully kissing a love crime,
the lips of a perfect bad guy

[Testo: the Rob's; Musica: cercasi compositore]

sabato 5 aprile 2008

The Age of The Understatement

Decided, to sneak off away from your stomach
And try your pulse
And captured
What seemed all unknowing and candid
But they suspected it was false

She's playful, the boring would warn you 'be careful'
Of her brigade
In order
To tame this relentless marauder
And move away from the parade

And she was walking on the tables in the glass house
Endearingly bedraggled in the wind
Subtle in her method of seduction
Twenty little tragedies begin

And she would throw her feather boa in the road
If she thought that it would set the scene
Unfittingly dipped into your companions ?
Enlightened them to make you see

And there's affection to rent
The age of the understatement
Before the attraction ferments
Kiss me properly and pull me apart

Affection to rent
The age of the understatement
Before this attraction ferments
Kiss me properly and pull me apart

Oh Oooooooooh

And my fingers scratch at my hair
Before my mind can get too reckless
The idea of seeing you here
Is enough to make the sweat go cold.

The Last Shadow Puppets

venerdì 4 aprile 2008

La Legge dell'Uomo

Correva, a perdifiato. Correva. Si guardava dietro di tanto in tanto, ma data l'incredibile velocità che ormai teneva stabilmente, addirittura accelerando in alcuni tratti, ogni sguardo che cercava di tendere oltre le sue scapole dava come risultato solo un insieme indefinito di puntini, ombre, colori mescolati come in una tavolozza di Pollock.

Correva ad ogni modo.

E lo inseguivano, lo sapeva.

Rumori di sterpaglie rotte, rami spezzati, sassolini che schizzano al passaggio del peso delle scarpe e si infrangono, piccoli proiettili, sul tronco degli alberi, sulle foglie.

Respiro affannato, un silenzio simulato, ma che è inutile quando si corre, tanto più quando si è terrorizzati. I crepitii notturni, dentro quel bosco si moltiplicavano, le scarpe diventavano innumerevoli, tenebre lunghe si allungavano, ramificandosi in immagini distorte di dita che adocchiano, le voci sussurravano diverse, si davano indicazioni, segnali, avvertimenti, in conclusione, sostegno feroce, ferino, predatore.

Lo inseguivano, ad ogni modo.

E lui correva, lo sapevano.

Non sarebbero andati troppo lontano, le corse devono finire prima o poi: questo principio era ben in mente a tutte e due le compagini, come lo è nella natura primitiva dell'uomo.

Una cittadina della Bretagna, case basse, colori soffici, tenui all'imbrunire, strade strette, dinoccolate, diversi spessori e rilievi delle pietre che lastricavano la pavimentazione.
Correre, questo importa,non guardare tutt'intorno il paesaggio.
Le finestre colorate di nero, di verde, di rosso si riunivano in un colore che, al crepuscolo, diventava una tavolozza uniforme, descrivendo un percorso studiato a tavolino proprio per quella sera: una strada senza vicoli, da cui l'unico modo di uscire era la fuga sudata, guardandosi intorno.

Battere di mattonelle, no, scontrarsi di tegole, il rumore vuoto della ceramica che si bacia sui tetti antichi di quel villaggio.
Correvano sul tetto loro, gli inseguitori.
Dall'alto del cielo potevano seguirsi bene i movimenti rapidi, veloci, a scatti, di quelle ombre, cinti di larghi mantelli, tutti neri, loro neri, fugaci pezzi d'oscurità che saltellavano sopra le case, fissando i loro occhi, perennemente illuminati sulla preda ormai sfiancata.
Aumentavano le ombre, ma non scendevano in strada, corteggiavano il percorso della lor vittima, riunendosi, sempre più numerosi e soffocanti, emergendo dalle strade laterali e aggrappandosi alle grondaie per una adunata frettolosa e sopra i piccoli edifici.
Poi venne, come spesso accade con le strade, la fine di quella via.
Il dirupo era scosceso, straripava di rocce aguzze, figlie di un erosione del tempo che, mai, lascia doma la natura e sprovvista dei suoi aculei per difendersi dagli uomini. Il mare tergeva rovente e folle i suoi scogli, amoreggiando con essi con truce, primordiale erotismo, schiuma su terra, roccia nel mare, sbattendo le sue braccia di onde sul seno florido di una montagna ancora soda.
E lo sapevano le due compagini, s'era già detto, prima o poi occorre fermarsi.
E così fecero, prima la preda, poi l'inseguitore.
Ferma sullo scoglio la triste vittima umana di una commedia divina fatta di eventi naturali che si abbattono gli uni sugli altri, ansimava, ormai vivacemente, le ultime esalazioni della sua vita supposta.
Fermi e concentrandosi in una unica macchia, gli arcigni inseguitori, assassini, vampiri, ancestrali mostrosità deformi delle venature della tenebra, aspettavano, senza fiatare, la decisione fatale del loro obiettivo, il decreto sancito di farsi sbranare.
Dilaniare.
La morte.
Una macchia che sempre più stringendosi diveniva nera, di un nero che si amplia e ricopre.
Ammazzare.
La notte.
Il nulla.

Un cimitero, le lapidi in terra, una terra coperta da fili d'erba verde brillante, ma, al contempo, scuro, opaco, nebuloso. Angeli della morte a proteggere, nella loro consistenza marmorea, le vite spente dei cari di altre persone persone lontane da quel luogo.
La preda si aggira silenziosa tra quelle tombe, gravi, lucenti, nel buio della notte finita o del mattino che comincia, mentre riflessi di luce danno le sembianze distorte di ringhiere usurate e cadenti, piegate, ricurve, odiosamente tetre e inquietanti, paurose.
Voci sotterranee, voci nell'aria, voci che sospirano, pianti tremendi di una follia triste che, quando arriva l'ora di dormire non ha chi gli racconti favole e allora, dissennata irrealtà, diventa la pazzia di un inseguitore.
Ma ora nessuno insegue, perchè nessuno ha da correre.
Tutto tace.
Grilli tra le piante e i crisantemi.
Riflessi violacei da lontano, la vittima si appresta verso l'indicazione sicura di quella luce e di fronte a sè, nel bel mezzo i un cimitero, la grande piramide, ma i trovata, di tutti i segreti dell'Egitto, ricettacolo dei misteri, delle malattie, del crogiolo orrido e nero del Male, origine sconsacrata della natura umana.
Canti rituali.
Litanie.
Lamenti.
Urla.
Tutto è rallentato, la preda entra di scatto, senza capire, vuole evitare la sorveglianza di due vampiri e di due uomini con la testa di falco. Entra dentro, nei cunicoli di solidi e grandi mattoni, la luce violacea si perde nei riflessi giallognoli e rossi della sala centrale.
Un grande spazio, profondo, una fornace al centro, per terra, una loggia carica di mostri, vampiri, divinità dell'oblio che guarda compiaciuta
Su una pedana un guaritore, uno sciamano, un prete, un adoratore del demonio insieme predicano sul corpo lieve d'un ragazzo.
Una preda.
Poi un tremendo sacerdote gli agguanta il cuore, strappa le carni, fiocca sangue dai flutti interiori, un urlo straziante, risate, lamenti, orrido colare, un grido di dolore che si distorce lancinante nell'aria vuota, il corpo si contrare, risale su stesso, poi cade, creolla, si paralizza, si fa dritto, poi floscio e cade, come spezzato, ricadendo agli arti fuori dall'altare sacrificale.
Il sacerdote ha in mano un cuore che pompa, alza lo sguardo, è cieco.
Fissa la nuova preda, incauta è voluta entrare nel tempio della sua morte.
Per un attimo il vuoto nero delle orbite si fa pupilla di luce e lo guarda, lo indica.
Tutti fanno silenzio, lo guardano lo indicano.
Lui corre, ma prima o poi dovrà fermarsi. è la legge dell'uomo.