AS HIMSELF

La mia foto
Roma, Italy
He was born in a lazy tuesday.Just purple flowers around his cradle.Silence and purple flowers.The ancient Fathers whisper their secrets in his ears, before he went away, stolen by the wind, blessed by the moon."You are a travelling man" they said him.The roads of his life were just placed in the other side of our world, but when he became a man he felt the emptiness of the desert,and the acrid smell of the asphalt from the streets of the unknown. So he began writing poetry, singing against the night walls, searching for his home, taking his bag. He was a travelling man. And that's just a chosen destiny tale.

martedì 16 settembre 2008

Scorci Estivi in Inverno

Frangiflutti sul mare,
così come noi,
spettatori infranti.


Questa è la mia poesia che concorre al I premio nazionale sms organizzato dalla nota fondazione del premio letterario Laurentum e sponsorizzatO da Vodafone . Se ha suscitato in voi l'onda interiore che ha mosso me nello scriverla, votatela al 3404399444, inviando un sms con scritto VOTO1801.

lunedì 15 settembre 2008

David Foster Wallace

Lo scrittore americano David Foster Wallace è stato trovato morto impiccato, venerdì alle 21.30, nella sua casa californiana, dalla moglie.
Aveva 46 anni.
Considerato uno dei migliori scrittori della letteratura americana postmoderna, Foster Wallace ricevette il finanziamento della fondazione "MacArthur" per le sue indiscutibili qualità di "genio".
Il suo libro più noto, "Infinite Jest", è considerato un volume di culto della letteratura mondiale, già tradotto in varie lingue ed edito in Italia da Fandango.
Capace di un cinismo ironico e lucido, Foster Wallace era uno dei maggiori interpreti dei mali, dei sogni e delle delusioni/illusioni che la società attuale, specie americana, ci propone in modo ancora e sempre più spietato.
La sua morte rappresenta una grande perdita per chi ama leggere, per chi ama scrivere, ma anche, e soprattutto, per chi ama pensare.

mercoledì 23 luglio 2008

The Party

We are tonight's entertainment...only in cinemas

martedì 22 luglio 2008

lunedì 21 luglio 2008

Countdown to The Dark Knight

The dawn is coming...in two days

giovedì 3 luglio 2008

I Sognatori Non Si Innamorano Mai

L'aria era umida.
Nonostante quel pressante odore d'estate che attacca i vestiti alla pelle in modo che torni sempre di moda l'aderenza, la camicia larga e leggera di John era, di tanto in tanto, rigonfiata da una tenue brezza che il mare concedeva la sera tardi.
Era lì, a contemplare i suoi fogli, a guardare il mare, sopra gli scogli di un'esistenza che sembrava avergli dato tutto.
Eppure beveva, vecchio e nuovo vizio.
Affondava le labbra sul bicchiere di vetro, tozzo, come non se ne fanno più, e sorseggiava del vino rosso, la fronte madida di sudore, i capelli neri arruffatti, la pelle essiccata da giorni di sole e sale che ne impregnavano avidamente le prime rughe di una vecchiaia appena vezzeggiata.
Stava lì, seduto sulla sedia di vimini e non parlava.
Vicino a lui, c'era un'ombra, la sua ombra più cara, una immagine persa nell'oscurità della veranda che si altalenava sulla sedia a dondolo.
Minuti, secondi, istanti di silenzio. Forse secoli.
John portò alla bocca l'ultima sigaretta del suo pacchetto morbido, poi bevve un sorso di vino:
- Il sapore della sigaretta rovina sempre quello del vino-
- Eppure tu non smetti di fumare- controbattè la voce nascosta nella penombra.
- Già- disse lui, sospirando fumo, mentre ammirava il cielo fuori dalla tettoia di legno.
Rimasero ancora in silenzio.
- Io vado a letto Johnnie-
La figura si alzò dalla sedia, poggiandosi prontamente con le mani sui poggioli e mostrando tutta la sua altezza. Fece qualche passo, si avvicinò a John e lo baciò sulla fronte.
Lui ricambiò, voltandosi e concedendo a quel bacio il sapore di una bocca:
- Buonanotte-
- Sai di sigaretta, dovresti fumare di meno-
- Lo so- sorrise
John guardò il suo amore che si allontanava verso la porta a passi stanchi e poi:
- Domani parto-
- E dove vai?- si girò di scatto
- A ritirare un premio, le solite noiose storie...
- Che premio è?-
- Il Pulitzer-
- Eh?-
- Quello che ho detto, il Pulitzer-
- Amore, ma...bravo...io non so che dire...-
- Non dire nulla allora- si mise a ridere John, mentre i suoi denti era illuminati dalla luce arancione della sigaretta accesa.
- Ti meriti un altro bacio-
Questa volta la bocca pretese subito la bocca dell'altro, ma solo per qualche breve decade.
- Buonanotte-
- Buonanotte amore mio-
La brezza si fece subito più forte, i capelli di John si muovevano al volere del vento, il rumore del male scrosciava ovunque, abbattendosi in suoni ovattati in lontananza.
- ... sembra di vivere in un orecchio appoggiato ad una conchiglia- sussurrò John al suo vino, mentre si guardava intorno. Diede l'ultima boccata alla sigaretta, poi la spense nel posacenere pressandola per bene. Restò fermo qualche minuto, la camicia prendeva ancora varie forme, riempendosi d'aria e poi svuotandosene.
Il vento cominciava a ruggire, insinuandosi nelle conche create dagli scogli.
John prese la sua penna d'argento dal taschino e cominciò a batterla sul tavolino di legno, sempre stando seduto.
Sembrava quasi volesse scandire le ore.
Tante volte aveva visto quella vita nei suoi sogni: la gratificazione, la veranda sul mare, il successo, eppure si era sempre immaginato da solo nel godere di queste ricchezze oniriche.
Ora invece, c'era la compagnia di qualcuno su quella sedia accanto alla sua macchina da scrivere.
Continuava a battere sul vecchio legno tarlato, appoggiò le dita agli occhi e se li stropicciò: una stella si riflesse in modo così disdicevole da mostrare un lacrima che zigazagava sulla sua ruga intorno all'occhio sinistro.
Forse era la felicità, forse solo la notte ed il vino.
Bevve l'ultimo sorso, appoggiò le dita alla macchina da scrivere e, dopo pochi battiti, si addormentò.
Il vento scriveva le nenie, il mare sapeva come cantarle.
Verso le quattro del mattino si risvegliò, aveva una coperta di cotone sulle spalle, vide che il suo amore era fermo a guardare il mare, fuori dalla veranda.
Piangeva forse.
Il foglio non era più inserito nel rullo della macchina da scrivere.
Cercò di ricordarsi che cosa avesse scritto su quel pezzo di carta, ma proprio in quell'istante una mano glielo porse e rientrò lesta in casa senza dire nulla.
"Gli innamorati sognano molto. I sognatori non si innamorano mai."
Si mise una mano in tasca: le sigarette erano davvero finite.

venerdì 23 maggio 2008

E se fossi una community?

Una piccola sintesi delle puntate precedenti: il funzionario del Regno, il nostro professore tanto in ansia di ripristinario il principio poco dialettico dello studio elitario, si è accorto che i barbari che da tanto attendeva scendere dalle montagne, sono già in città e gli stanno saccheggiando l'esistenza. Purtroppo hanno la faccia dei suoi nipotini.
I barbari del passato avevano le armi, i barbari che eravamo avevano la loro arte, i barbari che ci assediano cosa hanno?
L'informazione.
E' questa l'arma tremenda ed implacabile dei nuovi barbari: lo scambio informativo accessibile, gratutito, inarrestabile. Tutto sanno tutto e niente. E' un pò lo stile dell'ultima dinastia del Regno no? quale è l'ultima dinastia del Regno? Gli Americani. Ma ci sarà tempo per parlare di loro.
Nel frattempo concentriamoci sulle armi dell'orda. Se Leopardi avesse avuto un'arma avrebbe avuto un'ascia, un piccone per colpire in profondità, per fendere il velo e raggiungere l'infinito. E così vale un pò per tutti i romantici. Così si scelsero chi uno strumento, chi una penna, chi una tavolozza e con questi hanno trapanato per anni l'animo umano, quello che noi intendiamo per animo, qualcosa di profondo, cavernoso, difficile da carpire, da ricercare.
I barbari, mentre noi avevamo sostituito gli elmetti da minatore con le nostre sicurezze sul Sentimento, sulla Politica, sulla Religione e su tante altre Maiuscole, non muovendoci più nella ricerca, ma cristallizando dei principi, hanno deciso di aggirare la fortezza da sopra, dove non potevano essere visti.
Nel secondo capitolo avevo detto che la nostra civiltà si era impegnata nel trovare limiti e unità delle cose: l'uomo e Dio, Dio e la Natura, la Natura e l'Infinito e altri abbinamenti in cui emergesse la contrapposizione e la sofferenza per la nostra limitatezza, ogni tanto mandata nello "Iperspazio" dai sentimenti. E' come se noi ci mettissimo sempre dei paletti, all'inizio e alla fine di ogni cosa, così da misurarla e vederla in confronto a ciò che siamo. Non ci interessa il passaggio in mezzo, vogliamo i due paletti per delimitare lo scavo archeologico da visitare, da scavare.
Così i barbari si sono insediati su quello che c'è tra l'inizio e la fine delle cose, delle entità, dei sentimenti, della ragione, crando una rete di scambio di informazioni circa i punti di arrivo e di partenza. A loro interessa poco da dove parte il treno e dove si ferma, ma sono interessatissimi alle coincidenze, dove si incontrano le esperienze di chi viene da più parti. I barbari non si specializzano, raccolgono. Per questo noi li consideriamo dei superficiali, dei barbari, perchè lo sono, perchè costruiscono la loro cultura dove nessuno l'ha mai fatto, nel fare più cose, per averne dentro il maggior numero possibili, per essere delle coincidenze, delle intersezioni di informazioni, come sono i siti internet, come sono i centri commerciali.
I barbari vogliono diventare dei blog: non c'è alcuna gioia che passa per la sofferenza, la gioia è nell'accessibilità, nella semplicità, nella comodità.
Si può non condividere, pensare che solo i posteri capiranno, oppure essere dei semibarbari.

Nella prossima puntata curve, rette, punti e piani sul piano e piani nello spazio. Matematica pura o filosofia folleggiante?